Prendersi cura oltre il bisogno clinico: vissuti e pratiche degli operatori nella gestione del diabete durante il Ramadan letti attraverso i Fundamentals of Care

ISSN: ISSN 2038-0712 – L’Infermiere 2026,63:1, e38 – e44 - DOI: 10.57659/SSI.2026.09 - © Autore/i 2026. Riutilizzo consentito con CC BY-NC. Nessun riutilizzo commerciale. Pubblicato da FNOPI.

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Riassunto

Introduzione: Il digiuno del Ramadan rappresenta una sfida nella presa in carico delle persone con diabete di tipo 2, soprattutto nei contesti multiculturali, dove l’assistenza deve integrare bisogni clinici, culturali e spirituali.

Obiettivi: Esplorare l’esperienza degli operatori sanitari nella gestione di persone musulmane con diabete durante il Ramadan, utilizzando il framework dei Fundamentals of Care (FoC) come cornice interpretativa.

Materiali e metodi Studio qualitativo descrittivo a sensibilità fenomenologica, orientato alla comprensione dei significati attribuiti dagli operatori alle situazioni di cura. Il campione comprende 54 professionisti dei servizi territoriali distrettuali (49 infermieri e 5 operatori socio-sanitari). I dati sono stati raccolti tra febbraio e marzo 2025 tramite questionario online (Microsoft Forms) con domande aperte, volto a esplorare percezioni, difficoltà e strategie assistenziali. Le risposte sono state analizzate mediante analisi tematica induttiva secondo Braun e Clarke (2006); i temi emersi sono stati successivamente riletti alla luce delle tre dimensioni del FoC (relazione, integrazione della cura, contesto).

Risultati: La relazione di fiducia, l’ascolto e il riconoscimento dell’identità religiosa risultano centrali per un’assistenza efficace. L’integrazione tra indicazioni cliniche e pratiche religiose è percepita come possibile ma complessa, spesso affidata alla sensibilità individuale. Il contesto organizzativo appare carente di formazione, linee guida e strumenti di mediazione culturale.

Discussione e conclusioni: Nei setting territoriali multiculturali, un uso consapevole del FoC può sostenere una cura centrata sulla persona e culturalmente competente durante il Ramadan. Sono raccomandati interventi formativi e organizzativi per ridurre disomogeneità e promuovere equità assistenziale.

Parole chiave: Fundamentals of Care, Diabete di tipo 2, Ramadan, Assistenza infermieristica transculturale.

Caring beyond clinical need: healthcare providers’ perspective on diabetes management during Ramadan through the Fundamentals of Care Framework.
ABSTRACT

Introduction: Fasting during Ramadan poses challenges in caring for people with type 2 diabetes, particularly in multicultural settings where healthcare must integrate clinical, cultural, and spiritual needs.

Objectives: To explore healthcare professionals’ experiences in managing Muslim people with diabetes during Ramadan, using the Fundamentals of Care (FoC) framework as an interpretive lens.

Materials and methods: A qualitative descriptive study with phenomenological sensitivity, aimed at understanding the meanings professionals attribute to care situations. The sample included 54 district-based community healthcare workers (49 nurses and 5 healthcare assistants). Data were collected between February and March 2025 through an online questionnaire (Microsoft Forms) with open-ended questions exploring perceptions, challenges, and care strategies. Responses were analysed using inductive thematic analysis (Braun & Clarke, 2006); themes were subsequently interpreted according to the three FoC dimensions (relationship, integration of care, context).

Results: Trust-building, active listening, and acknowledging the patient’s religious identity were reported as central to effective care. Integrating clinical recommendations with religious practices was perceived as possible but complex, often relying on the individual professional’s sensitivity. The organisational context was described as lacking structured training, guidelines, and cultural mediation tools.

Discussion and conclusions: In multicultural community settings, the FoC framework can support person-centred and culturally competent nursing care during Ramadan. Educational and organisational initiatives are recommended to reduce variability and promote equity in care delivery.

Key words: Fundamentals of Care, Type 2 Diabetes, Ramadan, Transcultural Nursing Care.

 


INTRODUZIONE
Negli ultimi decenni, l’Europa ha assistito a un progressivo cambiamento demografico e culturale dovuto alla crescente mobilità internazionale. Questo fenomeno ha reso evidente la necessità, per i sistemi sanitari, di adattare i modelli assistenziali a una popolazione sempre più eterogenea, in cui le pratiche religiose e culturali giocano un ruolo fondamentale nel determinare comportamenti di salute, adesione terapeutica e modalità di interazione con i professionisti sanitari.
In questo contesto, la gestione clinica del diabete mellito nei pazienti di fede musulmana che osservano il digiuno rituale durante il mese di Ramadan rappresenta una delle sfide più complesse. Il Ramadan, uno dei cinque pilastri dell’Islam, è un periodo sacro in cui i fedeli praticano il digiuno quotidiano dall’alba al tramonto, modificando in modo radicale abitudini alimentari, ritmo sonno-veglia e, spesso, l’assunzione di farmaci. Nonostante le esenzioni religiose previste per i malati cronici, molti pazienti diabetici scelgono di digiunare ugualmente, guidati da motivazioni spirituali, identitarie e culturali molto profonde (Al-Arouj et al., 2010).
Tale decisione può esporre il paziente a gravi rischi clinici, tra cui ipoglicemia, iperglicemia, chetoacidosi diabetica e disidratazione, soprattutto in assenza di un adeguato supporto educativo e sanitario (Salti et al., 2004). La letteratura conferma che, se adeguatamente seguiti e supportati, molti pazienti possono affrontare il digiuno in sicurezza. Tuttavia, ciò richiede una personalizzazione della cura che tenga conto non solo dei parametri clinici, ma anche del contesto culturale, dei valori del paziente e della sua volontà (Hassanein et al., 2021).
In Italia, e in particolare in regioni ad alta presenza migratoria come la Sicilia, tale sfida è ancora poco esplorata dal punto di vista sistemico. La cura del paziente diabetico musulmano durante il Ramadan tende a basarsi sull’esperienza e sulla sensibilità del singolo professionista, più che su linee guida condivise o protocolli istituzionali. Da qui l’importanza di indagare in profondità il vissuto degli operatori sanitari che si confrontano quotidianamente con tali situazioni complesse.
L’obiettivo di questo studio è esplorare l’esperienza degli operatori sanitari nella gestione dei pazienti musulmani con diabete di tipo 2 durante il Ramadan, analizzando percezioni, difficoltà, strategie adottate e bisogni formativi.

OBIETTIVI
Esplorare in profondità le esperienze e le percezioni degli operatori sanitari coinvolti nella presa in carico di persone con diabete durante il periodo del digiuno del Ramadan.

MATERIALI E METODI
Lo studio adotta un disegno qualitativo descrittivo, con una sensibilità fenomenologica (Køster et al. 2023) orientata alla comprensione dei significati attribuiti dagli operatori alle situazioni di cura durante il Ramadan. In coerenza con tale orientamento, l’attenzione è posta sulle descrizioni delle esperienze, sulle scelte assistenziali e sui vissuti professionali, più che sulla misurazione di variabili. Il framework dei Fundamentals of Care (FoC) è utilizzato come cornice interpretativa a posteriori per leggere i temi emersi nelle tre dimensioni di relazione, integrazione della cura e contesto.

Partecipanti e contesto
Il campione è costituito da 54 professionisti afferenti ai servizi territoriali distrettuali, di cui 49 infermieri e 5 operatori socio-sanitari, selezionati tramite campionamento di convenienza. Il campione comprende le principali figure sanitarie maggiormente coinvolte nella gestione territoriale dei pazienti cronici, in particolare delle persone con diabete.

Criteri di inclusione e di esclusione
I criteri di inclusione comprendevano: essere un operatore sanitario presso i servizi territoriali; aver avuto esperienza nella gestione di almeno un paziente con diabete durante il Ramadan; fornire consenso informato alla partecipazione. Sono stati esclusi i professionisti non direttamente coinvolti nell’assistenza territoriale o privi di esperienza rilevante rispetto al focus dello studio.
Il reclutamento è avvenuto tramite invito diretto diffuso attraverso la rete dei coordinatori infermieristici distrettuali, con adesione volontaria. Il processo di raccolta dati è stato interrotto al raggiungimento della saturazione dei contenuti, intesa come ricorrenza dei temi principali e assenza di elementi informativi nuovi o rilevanti nelle risposte dei partecipanti.

Raccolta dati
La raccolta dei dati è avvenuta tra febbraio e marzo 2025 mediante un questionario strutturato ad hoc somministrato tramite la piattaforma Microsoft Forms. Lo strumento comprendeva domande aperte finalizzate a esplorare:

  • Le percezioni degli operatori rispetto alla gestione del digiuno.
  • Le difficoltà riscontrate nella pratica clinica.
  • Le strategie adottate per conciliare bisogni clinici e tradizioni religiose.
  • I bisogni formativi e organizzativi percepiti.

Le risposte hanno costituito il corpus di dati testuali oggetto dell’analisi qualitativa.
Per favorire profondità e ricchezza del dato testuale, è stato utilizzato un questionario strutturato nella forma ma composto esclusivamente da domande aperte con prompt esplorativi, accompagnate da un invito esplicito a fornire esempi concreti e dettagli operativi. Tale impostazione è risultata coerente con un approccio qualitativo descrittivo, volto a esplorare in modo approfondito le esperienze e le pratiche professionali dei partecipanti.
La compilazione era effettuabile in un tempo scelto dal partecipante, riducendo la pressione temporale e favorendo risposte più riflessive. L’anonimato e l’assenza di interazione diretta con il ricercatore sono stati considerati elementi potenzialmente facilitanti per l’espressione di criticità organizzative e vissuti professionali.
Il framework Fundamentals of Care (FoC) è stato adottato in fase interpretativa per orientare l’analisi dei dati, e non ha guidato la costruzione dello strumento né la fase di raccolta.
In coerenza con l’approccio qualitativo descrittivo, la ricerca ha integrato un processo costante di riflessività per garantire la neutralità analitica e la trasparenza interpretativa. I ricercatori hanno esplicitato e monitorato il proprio posizionamento (positionality), sia come professionisti sanitari sia come attori culturali, rispetto al tema del digiuno religioso. Le note riflessive sono state discusse periodicamente in incontri di team per favorire un’interpretazione critica e trasparente dei dati.

Analisi dei dati
I dati sono stati analizzati mediante approccio tematico induttivo secondo Braun e Clarke (2006). Il processo ha previsto le seguenti fasi:

  1. Familiarizzazione con tutte le risposte testuali.
  2. Codifica iniziale, con attribuzione di etichette descrittive ai segmenti significativi.
  3. Ricerca dei temi, aggregando i codici in insiemi concettualmente affini.
  4. Revisione dei temi, verificandone coerenza interna e rilevanza.
  5. Definizione e denominazione dei temi finali.

L’analisi è stata condotta da due ricercatori in modo indipendente. I risultati sono stati successivamente confrontati e discussi fino al raggiungimento di un’interpretazione condivisa, al fine di garantire credibilità e rigore metodologico. Eventuali disaccordi nella codifica o nell’assegnazione dei temi sono stati gestiti attraverso il confronto tra i ricercatori fino al raggiungimento del consenso; nei casi in cui il confronto non risultasse sufficiente, la decisione finale è stata assunta a seguito di revisione con un terzo ricercatore senior.
Durante il processo analitico è stato mantenuto un audit trail che documenta le principali decisioni assunte e le fasi di costruzione dei temi.
Il rigore qualitativo è stato garantito attraverso:

  • Il confronto sistematico tra i ricercatori (credibilità).
  • La tracciabilità del processo analitico (affidabilità).
  • La descrizione del contesto di studio e del campione, per consentire al lettore di valutare la trasferibilità dei risultati.

Considerazioni etiche
Lo studio è stato condotto nel rispetto dei principi della Dichiarazione di Helsinki. La partecipazione è stata volontaria e preceduta da consenso informato scritto. I dati sono stati raccolti e analizzati in forma anonima.

RISULTATI
L’analisi tematica induttiva delle risposte fornite dai 54 partecipanti ha permesso di individuare sei temi ricorrenti. Le risposte aperte hanno mostrato ampiezza e profondità variabili, spaziando da descrizioni operative di educazione terapeutica a riflessioni sul significato del digiuno e sulle difficoltà comunicative. Per facilitare la lettura, i temi sono presentati di seguito e sviluppati secondo le tre dimensioni dei Fundamentals of Care (Relazione, Integrazione della cura, Contesto), evidenziando come i vissuti professionali si collochino tra livello clinico, culturale e organizzativo. In particolare, sono emersi i seguenti temi:

  1. Costruzione della relazione di fiducia attraverso ascolto e non giudizio.
  2. Centralità del significato culturale e spirituale del digiuno.
  3. Negoziazione e adattamento della cura in presenza di valori religiosi.
  4. Personalizzazione degli interventi assistenziali.
  5. Assenza di strumenti formativi e indicazioni operative.
  6. Inadeguatezza della risposta organizzativa e del supporto istituzionale.

La relazione: fiducia, ascolto e reciprocità
Il primo elemento a emergere con forza dagli operatori sanitari è il ruolo determinante della relazione nella qualità dell’assistenza. L’ascolto attivo viene spesso descritto come uno strumento imprescindibile, che consente all’operatore di cogliere il significato personale e spirituale che il Ramadan riveste per il paziente. In assenza di strumenti culturali formali, la relazione diventa il luogo privilegiato di negoziazione, comprensione e adattamento reciproco.
Un’infermiera intervistata ha dichiarato: “Il paziente si affida se sente che non viene giudicato, se percepisce che c’è interesse sincero per ciò che è importante per lui.” Questa affermazione rimanda direttamente alla definizione di cura relazionale nel framework FOC, dove la costruzione di fiducia, il rispetto dell’identità culturale e l’empatia rappresentano prerequisiti fondamentali per ogni tipo di intervento clinico.
Anche in assenza di un linguaggio condiviso o di competenze culturali strutturate, gli operatori hanno evidenziato la possibilità di instaurare relazioni significative attraverso la disponibilità, la presenza e l’ascolto. La relazione, dunque, non solo precede la cura, ma la fonda: è nella qualità del legame che si definisce la possibilità stessa di un’assistenza efficace.

Integrazione della cura: corpo, cultura e significato
La seconda dimensione del framework -l’integrazione dei bisogni fondamentali – è particolarmente rilevante nella presa in carico di persone che decidono di digiunare nonostante la presenza di una patologia cronica come il diabete. L’integrazione, in questo contesto, non si limita alla combinazione di aspetti clinici e psicosociali, ma si estende al livello culturale e spirituale.
Diversi operatori hanno sottolineato come la cura debba andare oltre la prescrizione terapeutica per comprendere le motivazioni profonde che portano un paziente a scegliere di digiunare. In più casi, è emersa una narrazione del Ramadan non come ostacolo, ma come occasione per attivare percorsi di cura più personalizzati, fondati su un reale riconoscimento dell’identità del paziente. Un’infermiera afferma: “Non possiamo limitarci a dire ‘non devi digiunare’; dobbiamo capire cosa rappresenta il digiuno per loro e trovare un compromesso sicuro.” Questo passaggio evidenzia come il concetto di “integrazione” nel framework FOC vada inteso in senso profondo: integrare significa riconoscere l’unità inscindibile fra corpo, mente, valori, fede e contesto sociale del paziente.
Tuttavia, i professionisti riportano spesso la difficoltà di operare questa integrazione in assenza di indicazioni operative o strumenti formativi. Il processo rimane affidato alla sensibilità personale, con il rischio di disomogeneità e frammentazione nell’erogazione della cura.

Il contesto: formazione assente e risposta organizzativa carente
La terza dimensione del framework, relativa al contesto, appare come la più problematica e meno sviluppata all’interno dell’esperienza riportata dagli operatori. La quasi totalità dei partecipanti ha evidenziato l’assenza di protocolli specifici, linee guida o percorsi formativi in grado di supportare la gestione del paziente diabetico durante il Ramadan. Questa carenza si traduce in una condizione di incertezza operativa, nella quale ogni professionista è chiamato a “reinventare” la pratica assistenziale secondo criteri personali.
Il contesto istituzionale non solo non fornisce strumenti, ma sembra in alcuni casi disconoscere la rilevanza del problema. Un’infermiera ha riportato: “Non ci sono corsi, non ci sono linee guida. Anche se tutti sappiamo che è una realtà sempre più presente.” Questo dato appare critico, poiché dimostra una discrepanza fra la complessità della domanda di salute e la capacità della struttura sanitaria di offrire risposte coordinate e culturalmente appropriate.
Alla luce del framework FOC, tale discrepanza compromette la possibilità di fornire una cura fondamentale efficace: laddove il contesto non sostiene la relazione né consente l’integrazione dei bisogni, l’intera qualità dell’assistenza rischia di essere minata. La Tabella 1 riassume l’allineamento tra i temi emersi e le tre dimensioni del FoC, mostrando come gli elementi relazionali e di integrazione risultino spesso condizionati dal contesto organizzativo.

Tabella 1 – Relazione tra temi emergenti e dimensioni del framework dei Fundamentals of Care.

Tema emerso Descrizione sintetica Dimensione FOC
Costruzione della relazione di fiducia Ascolto attivo, non giudizio, riconoscimento dell’identità del paziente Relazione
Significato culturale e spirituale del digiuno Comprensione del valore religioso del Ramadan per il paziente Relazione
Negoziazione della cura Ricerca di compromessi sicuri tra indicazioni cliniche e pratiche religiose Integrazione della cura
Personalizzazione degli interventi Adattamento della terapia e dell’educazione sanitaria Integrazione della cura
Assenza di strumenti formativi Mancanza di linee guida e percorsi strutturati Contesto
Risposta organizzativa carente Inadeguato supporto istituzionale e formativo Contesto

 

DISCUSSIONE
I risultati della presente ricerca evidenziano come la gestione del digiuno del Ramadan in persone con diabete di tipo 2 rappresenti una sfida complessa per la pratica infermieristica, che non può essere affrontata esclusivamente in termini clinici. La lettura dei dati raccolti all’interno di questo studio, utilizzando il  framework dei Fundamentals of Care (FOC) consente di interpretare tale complessità mettendo in relazione dimensioni relazionali, bisogni integrati e contesto organizzativo.
Dal punto di vista relazionale, emerge in modo chiaro come la fiducia, l’ascolto e l’assenza di giudizio costituiscano elementi centrali per la qualità dell’assistenza. La relazione appare come il principale strumento attraverso cui gli operatori riescono a gestire il potenziale conflitto tra indicazioni cliniche e pratiche religiose. Tuttavia, i risultati suggeriscono che tale dimensione rimanga fortemente dipendente dall’iniziativa individuale, piuttosto che sostenuta da dispositivi organizzativi strutturati, esponendo il processo di cura a variabilità e disomogeneità.
Per quanto riguarda l’integrazione della cura, lo studio mostra come il digiuno del Ramadan richieda un approccio che vada oltre l’adattamento farmacologico o nutrizionale, includendo aspetti culturali, spirituali e identitari. Gli operatori dimostrano consapevolezza della necessità di personalizzare la cura, ma riportano difficoltà operative legate alla mancanza di indicazioni condivise. Questo elemento evidenzia una tensione tra intenzionalità professionale e possibilità concrete di attuazione, con il rischio di percorsi assistenziali non equi.
La dimensione del contesto emerge come il principale fattore limitante. L’assenza di linee guida dedicate, di formazione interculturale strutturata e di supporti organizzativi adeguati compromette la possibilità di tradurre la relazione e l’integrazione dei bisogni in pratiche assistenziali sistematiche. In linea con la letteratura internazionale, l’erogazione delle cure fondamentali risente in modo significativo di fattori organizzativi quali leadership, contesto di erogazione e disponibilità di tempo/risorse; quando tali condizioni mancano, la cura tende a risultare disomogenea e “a tratti”, più reattiva che proattiva e realmente centrata sulla persona (Conroy, T. 2018).
Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che la qualità della cura nei contesti multiculturali non dipende esclusivamente dalle competenze individuali degli operatori, ma richiede un allineamento coerente tra relazione, integrazione dei bisogni e supporto organizzativo. In assenza di tale convergenza, il rischio è che la cura fondamentale risulti incompleta, nonostante l’impegno professionale.
L’aver adottato una sensibilità fenomenologica alla ricerca, ha permesso di mettere in evidenza non solo criticità operative, ma anche i significati che orientano le scelte assistenziali degli operatori quando il Ramadan entra nella cura del diabete; tali significati possono diventare leva formativa e organizzativa per rendere la pratica più equa e coerente.

Limiti dello studio
Il presente studio presenta alcuni limiti che devono essere considerati nell’interpretazione dei risultati.

  1. La ricerca è stata condotta in un contesto geografico specifico, limitato a un’area territoriale circoscritta, il che può influire sulla trasferibilità dei risultati ad altri setting assistenziali.
  2. Il campionamento di convenienza potrebbe aver favorito la partecipazione di operatori maggiormente sensibili al tema, introducendo un potenziale bias di selezione.
  3. L’utilizzo di risposte scritte tramite questionario online, anziché interviste qualitative in profondità o focus group, non ha consentito di proporre domande di approfondimento in tempo reale, ha potuto generare risposte di lunghezza e dettaglio variabili, e non ha permesso di cogliere elementi non verbali o dinamiche interattive. Tali aspetti possono ridurre la “densità” narrativa di alcune risposte e limitare la possibilità di chiarire ambiguità. Nonostante ciò, l’anonimato e la modalità asincrona possono aver favorito la libertà espressiva su temi organizzativi e culturali percepiti come sensibili.
  4. Non è stato effettuato il member checking, in quanto la raccolta dei dati è avvenuta in forma anonima e asincrona tramite questionario online; tale modalità, coerente con il disegno qualitativo descrittivo adottato, non consentiva una restituzione diretta dei risultati ai partecipanti.
  5. La mancanza di coinvolgimento diretto dei pazienti rappresenta una limitazione; pertanto, studi futuri dovrebbero integrare la loro prospettiva per migliorare la rilevanza e l’efficacia degli interventi.

Infine, trattandosi di uno studio qualitativo esplorativo, i risultati non sono generalizzabili, ma offrono indicazioni interpretative utili per comprendere fenomeni complessi in contesti simili. La trasferibilità dei risultati è pertanto rimessa alla valutazione del lettore sulla base delle caratteristiche del contesto descritto.

CONCLUSIONI
La gestione del diabete durante il Ramadan rappresenta un terreno paradigmatico in cui si intrecciano aspetti clinici, culturali, spirituali e organizzativi. Questa ricerca qualitativa ha permesso di esplorare in profondità il vissuto degli operatori sanitari coinvolti nella presa in carico di persone musulmane che scelgono di digiunare nonostante la presenza di una patologia cronica complessa. L’analisi condotta attraverso il framework dei Fundamentals of Care ha consentito di collocare queste esperienze all’interno di una cornice teorica robusta e coerente con la pratica infermieristica centrata sulla persona.
Uno dei risultati più rilevanti è la conferma che la relazione fra infermiere e paziente non è un semplice accessorio della cura, ma ne rappresenta il fondamento. L’ascolto, l’accoglienza, la fiducia e il rispetto dell’identità religiosa del paziente si configurano come atti di cura in sé, capaci di attivare una partecipazione più consapevole e responsabile al trattamento. Tuttavia, la qualità di questa relazione risulta spesso ostacolata da un contesto organizzativo che non riconosce né valorizza a sufficienza le competenze relazionali e interculturali degli operatori.
La seconda lezione che emerge con forza riguarda l’integrazione dei bisogni. Il paziente con diabete che digiuna nel Ramadan non può essere trattato esclusivamente sulla base di linee guida standard, ma richiede una presa in carico flessibile, capace di coniugare il dato clinico con il rispetto dei valori personali, delle convinzioni religiose e dei ritmi di vita modificati. Tale integrazione, se ben realizzata, può non solo evitare complicanze, ma anche rafforzare il ruolo attivo del paziente nel proprio percorso di cura.
Infine, la dimensione del contesto si conferma come cruciale: senza un ambiente organizzativo favorevole, nessuna delle azioni sopra descritte può trovare piena realizzazione. La mancanza di protocolli dedicati, la scarsa formazione in ambito interculturale e l’assenza di mediazione linguistica e culturale costituiscono ostacoli concreti a una cura che voglia essere realmente “fondamentale”, secondo il significato proposto da Kitson e colleghi.
A partire da questi risultati, si auspica che le istituzioni sanitarie e gli enti formativi includano il tema della diversità culturale e religiosa nella programmazione delle politiche sanitarie, nella progettazione formativa dei professionisti sanitari e nei percorsi clinico-assistenziali. In particolare, il framework dei Fundamentals of Care si offre come strumento operativo e concettuale per garantire un’assistenza che sia al tempo stesso scientificamente fondata e umanamente sensibile.

Conflitto di interessi
Gli altri autori dichiarano di non avere conflitti di interessi.

Finanziamenti
Il lavoro non ha beneficiato di alcuna forma di finanziamento.

STAMPA L'ARTICOLO

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