INTRODUZIONE
Nell’ultimo ventennio, con una crescita significativa post pandemia da COVID-19, il numero di studi sul fenomeno dell’omissione dell’assistenza infermieristica ha registrato un notevole incremento, evidenziando l’eterogeneità degli approcci adottati per indagarlo relativamente a terminologie, definizioni concettuali e strumenti di misurazione (Bassi e Tartaglini et al., 2018). Care Left Undone è stato il primo termine comparso in letteratura, utilizzato per definire le attività assistenziali necessarie ma non erogate a causa di vincoli organizzativi, mancanza di tempo o risorse insufficienti, mettendo in evidenza l’impatto della pressione lavorativa sulla completezza delle cure infermieristiche (Bassi e Tartaglini et al., 2018). Successivamente, Schubert e Glass et al. (2007) hanno introdotto il concetto di Implicit Rationing of Nursing Care, definendolo come “la deliberata sospensione o riduzione dei servizi infermieristici essenziali a causa di carenza di personale, vincoli di tempo e risorse insufficienti”, rappresentando una pietra miliare nella concettualizzazione del fenomeno. Successivamente sono stati utilizzati altri termini fino ad arrivare alla definizione di Missed Nursing Care (MNC) di Kalisch e Williams (2009), mentre Unfinished Nursing Care viene utilizzato come termine ombrello, volto a raccogliere e uniformare le diverse concettualizzazioni presenti in letteratura (Jones e Hamilton et al., 2015). Le MNC sono definite come “qualsiasi intervento infermieristico necessario per la persona assistita ma omesso, totalmente dimenticato, parzialmente eseguito oppure posticipato” (Kalisch e Williams, 2009).
Gli studi internazionali hanno identificato pattern ricorrenti nelle attività assistenziali omesse. Ad esempio, Kalisch (2006) ha evidenziato attraverso uno studio qualitativo come la deambulazione e la mobilizzazione del paziente rappresentino le omissioni assistenziali più frequenti nei reparti medico-chirurgici. Uno studio condotto su larga scala da Winsett e Rottet et al. (2016) ha evidenziato che la cura del cavo orale viene sistematicamente deprioritizzata, risultando omessa nel 70-80% dei casi nei contesti di pressione assistenziale. La validazione italiana del MISSCARE Survey ha documentato un pattern simile, con la mobilizzazione passiva ogni due ore e l’igiene orale tra le prime tre attività omesse (Sist e Contini et al., 2017).
Al contrario, le attività considerate “critiche” per la sicurezza del paziente mostrano tassi di omissione significativamente inferiori. Infatti, Hernández-Cruz e Moreno-Monsiváis et al. (2017) hanno documentato che la rilevazione dei parametri vitali secondo pianificazione viene omessa in meno del 10% dei casi, mentre la gestione delle lesioni cutanee e il monitoraggio glicemico mantengono alta aderenza anche in condizioni di sovraccarico lavorativo (Sist e Cortini et al., 2012). Recenti revisioni sistematiche hanno confermato questa dicotomia tra cure “fondamentali” frequentemente omesse e interventi “tecnici” costantemente erogati (Labrague e Kostovich, 2024; Bayram e Chiappinotto et al., 2024; Gong e Mei et al., 2025).
Le tre principali cause, che portano a un’omissione di interventi assistenziali, sono: l’aumento inatteso del numero di pazienti, situazioni urgenti e numero inadeguato di personale (Kalisch, 2006; Sist e Cortini et al., 2012; Winsett e Rottet et al., 2016; Hernández-Cruz e Moreno-Monsiváis et al., 2017; Sist e Contini et al., 2017; Parise e Rosi et al., 2021). Numerosi studi evidenziano come le MNC compromettano l’esito del percorso di cura, determinando prolungamento del ricovero, perdita di autonomia e aumento della mortalità (Aiken e Clarke et al., 2002; Needleman e Buerhaus et al., 2002; Duffield e Diers et al., 2011; Blackman e Henderson et al., 2015; Chegini e Jafari-Koshki et al., 2020). Le MNC minano la relazione di fiducia tra infermiere e paziente (Sist e Contini et al., 2017). Il modello teorico dei Fundamentals of Care definisce come essenziali quelle attività che permettono alla persona di sentirsi al centro del processo assistenziale, includendo dimensioni relazionali e psicosociali (Feo e Kitson, 2016).
La pandemia di COVID-19 ha modificato i pattern di omissione assistenziale. Studi comparativi mostrano risultati contrastanti: alcuni contesti hanno registrato un aumento delle cure omesse (Alfuqaha e Alhalaiqa et al., 2023; Safdari e Rassouli et al., 2022; Falk e Nymark et al., 2022), altri una riduzione (von Vogelsang e Göransson et al., 2021; Gurková e Mikšová et al., 2022). Parallelamente, una meta-analisi condotta su 81.277 operatori ha evidenziato un incremento di ansia (37%), depressione (36%) e insonnia (32%) (Sun e Wang et al., 2021), condizioni che possono incidere negativamente sulla capacità degli infermieri di erogare cure complete e sicure, sottolineando così l’importanza dei fattori organizzativi nel determinare le MNC (Chiappinotto e Bayram et al., 2023). Parallelamente si è assistito allo sviluppo di strumenti specifici per diversi contesti: pediatrico (Bagnasco e Zanini et al., 2018), terapia intensiva (Yang e Zhou et al., 2024), sala operatoria (Kalisch e McLaughlin et al., 2021) e cure domiciliari (Andersson e Bååth et al., 2022). Revisioni recenti evidenziano la necessità di adattare gli strumenti alle specificità locali (Palese e Navone et al., 2021; Lisby e Tei et al., 2023).
Il sistema sanitario italiano ha risentito dell’esperienza pandemica, con contenimento delle spese e riduzione delle unità medico-infermieristiche per erogare i LEA (Chaboyer e Harbeck et al., 2021; Ball e Murrells et al., 2014; Albsoul e Safadi et al., 2023). Nonostante la crescente attenzione verso le MNC, permangono lacune conoscitive per il contesto italiano. Gli studi si sono concentrati su singole realtà ospedaliere (Parise e Rosi et al., 2021; Danielis e Fantini et al., 2021) senza panoramiche multi-ospedaliere. L’evoluzione dell’assistenza infermieristica italiana, con innalzamento del livello formativo (crescente prevalenza di formazione universitaria vs. diplomi regionali degli studi precedenti), rende necessario aggiornare la comprensione del fenomeno. Il presente studio colma queste lacune fornendo una fotografia aggiornata in un contesto multi-ospedaliero del Nord Italia, contribuendo alla letteratura nazionale sulle MNC e offrendo evidenze per interventi evidence-based.
OBIETTIVI
L’obiettivo del presente studio è analizzare la prevalenza dell’assistenza infermieristica omessa (Missed Nursing Care, MNC) dichiarata dal personale infermieristico e le relative cause in quattro ospedali di livello intermedio e avanzato situati nel Nord Italia.
MATERIALI E METODI
Disegno dello studio
Lo studio osservazionale trasversale è stato condotto secondo le linee guida STROBE (Cuschieri, 2019). L’approvazione è stata ottenuta dal Comitato Etico CET Lombardia 5 (Prot. n. 207/23). I professionisti, previa firma del consenso informato, hanno espresso volontariamente la propria adesione allo studio, con la possibilità di recedere in qualsiasi momento senza alcuna conseguenza sul rapporto di lavoro. La ricerca è stata svolta nel rispetto dei principi della Dichiarazione di Helsinki (World Medical Association, 2013) e in conformità al Regolamento UE 2016/679 in materia di trattamento dei dati personali e tutela della privacy.
Contesto e partecipanti
È stato reclutato un campione di convenienza composto da 210 infermieri che esercitavano presso ospedali di livello intermedio e avanzato del Nord Italia con capacità ricettiva compresa tra 77-311 posti letto, caratterizzati dalla presenza di reparti specialistici e servizi di emergenza. Sono state coinvolte le seguenti aree: medica (medicina, oncologia, neurologia, cardiologia, elettrofisiologia, area sub-intensiva), chirurgica (chirurgia generale, chirurgia bariatrica, ortopedia, traumatologia), riabilitativa, critica (pronto soccorso, terapia intensiva) e infine l’area mista (ricovero ordinario privato), per un totale di 17 unità operative. Sono stati considerati eleggibili tutti i professionisti infermieri che avevano superato il periodo di prova e dichiaravano disponibilità a partecipare. Sono stati esclusi i coordinatori infermieristici (in quanto non direttamente coinvolti nell’assistenza), gli operatori sociosanitari (non responsabili della pianificazione assistenziale), i tirocinanti e gli infermieri neoassunti non ancora confermati in servizio.
Questionario
È stato somministrato il questionario MISSCARE Survey, sviluppato da Kalisch e Williams (2009) e validato in lingua italiana da Sist e Contini et al. (2017). Lo strumento è articolato in tre sezioni: una sezione iniziale per la raccolta di dati anagrafici e professionali dell’infermiere; una sezione “A” contenente 24 attività infermieristiche per le quali si richiede di indicare la frequenza di omissione attraverso una scala Likert a 5 punti; e una sezione “B” che presenta 17 potenziali cause di omissione, da valutare mediante una scala Likert a 4 punti. Lo studio di Bassi e Tartaglini et al. (2018) ha suggerito l’integrazione di quattro item aggiuntivi al fine di aumentare la completezza dell’indagine. Sono stati pertanto aggiunti alla sezione “A” i seguenti item: “Promozione delle abilità residue e dell’autocura”, “Collaborazione con il team medico per definire/modificare il piano assistenziale”, “Gestione e monitoraggio dell’assistenza” e “Supervisione del personale OSS”.
Raccolta e analisi dei dati
Sono stati distribuiti 210 questionari a infermieri eleggibili secondo i criteri di inclusione. La raccolta dei dati è avvenuta nei mesi di giugno e luglio 2023. I questionari, accompagnati dalla lettera informativa del progetto, sono stati distribuiti in formato cartaceo ai coordinatori infermieristici. Ogni reparto è stato dotato di un’apposita urna sigillata, dotata di fessura per l’inserimento anonimo dei questionari. È stato garantito un tempo massimo di 30 giorni per la compilazione. L’analisi dei dati è stata effettuata tramite il software STATA 18, mediante analisi statistica descrittiva e comparativa. In conformità alla letteratura (Sist e Contini et al., 2017), sono state considerate omesse le cure per le quali i partecipanti avevano selezionato le risposte “sempre omessa”, “frequentemente omessa” o “talvolta omessa”; sono state invece considerate erogate le cure valutate come “raramente omessa” o “mai omessa”. Analogamente, le cause di omissione sono state dicotomizzate considerando “motivo significativo” o “moderatamente significativo” come indicatori di omissione, mentre “motivo non significativo” o “irrilevante” sono stati classificati come non rilevanti. Per l’analisi delle associazioni è stato utilizzato il coefficiente di correlazione di Pearson per quantificare la forza delle relazioni lineari tra variabili, senza implicazioni causali data la natura cross-sectional dello studio. Tale test è stato scelto per quantificare la forza e la direzione della relazione lineare tra le caratteristiche demografiche e le omissioni/causa di omissione. In questo studio, un valore di p ≤ 0,05 è stato considerato statisticamente significativo.
RISULTATI
Partecipanti
Il processo di reclutamento è illustrato nella Figura 1. Sono stati distribuiti 210 questionari MISSCARE Survey, dei quali sono stati restituiti 177 (84%) e analizzati 166 (79% del totale distribuito, 94% di quelli restituiti) dopo l’esclusione delle risposte incomplete (Sist e Contini et al., 2017). Sono state considerate incomplete e quindi escluse dall’analisi le risposte con meno dell’80% degli item compilati, corrispondente a questionari con oltre 6 item mancanti nella sezione A o oltre 4 item mancanti nella sezione B. La Tabella 1 riassume le caratteristiche demografiche degli operatori sanitari partecipanti. Il campione è composto per il 74% da donne. Tra i contesti lavorativi rappresentati, prevalgono le unità chirurgiche (36%), seguite da quelle mediche (30%). Quasi la metà degli infermieri (49%) ha un’età compresa tra 25 e 34 anni, mentre il 33% riferisce meno di 2 anni di esperienza lavorativa complessiva. La maggioranza dei rispondenti (68%) possiede una laurea triennale in infermieristica, mentre il 19,4% ha conseguito una laurea magistrale o un Master di I/II livello, per un totale di 146 infermieri su 166 (87,4%). Il restante 12,6% è in possesso di un diploma regionale. Il 90% del campione lavora su turni. Studi precedenti hanno evidenziato una prevalenza di infermieri con diploma regionale in campioni analoghi (Kalisch e Williams, 2009; Jones e Hamilton et al., 2015; Sist e Cortini et al., 2012; Winsett e Rottet et al., 2016; Hernández-Cruz e Moreno-Monsiváis et al., 2017). Negli ospedali analizzati, il 70% del personale riferisce un’anzianità lavorativa inferiore a 10 anni, con il 33% sotto i 2 anni.

Figura 1 – Fasi del campionamento.
Tabella 1 – Caratteristiche anagrafico-professionali dei partecipanti allo studio.
| VARIABILI | ASSOLUTO | FREQUENZA | |
| ETÀ | < 25 anni | 34 | 20% |
| 25-34 anni | 81 | 49% | |
| 35-44 anni | 22 | 13% | |
| 45-54 anni | 24 | 14% | |
| > 54 anni | 5 | 3% | |
| GENERE | Femminile | 123 | 74% |
| Maschile | 43 | 26% | |
| TITOLO DI STUDIO | Diploma regionale | 19 | 11% |
| Laurea triennale | 113 | 68% | |
| Laurea magistrale e/o Master di primo e/o secondo livello | 34 | 20% | |
| ESPERIENZA NEL RUOLO ATTUALE | < di 2 anni | 81 | 49% |
| Tra 2 e 5 anni | 34 | 20% | |
| Tra 5 e 10 anni | 24 | 14% | |
| > di 10 anni | 27 | 16% | |
| ESPERIENZA COMPLESSIVA DI LAVORO | < di 2 anni | 55 | 33% |
| Tra 2 e 5 anni | 32 | 19% | |
| Tra 5 e 10 anni | 30 | 18% | |
| > di 10 anni | 49 | 30% | |
| STRUTTURA DI AFFERENZA | Area medica | 49 | 30% |
| Area chirurgica | 60 | 36% | |
| Area Critica | 37 | 22% | |
| Area Riabilitativa | 14 | 8% | |
| Area Mista | 6 | 4% | |
| PROFILO ORARIO | Turnista | 149 | 90% |
| Giornaliero | 14 | 8% | |
| Altro | 3 | 2% | |
L’assistenza quotidiana e l’educazione del paziente risultano spesso sacrificate per far fronte ad altre priorità, quali la collaborazione con l’équipe medica per la definizione o la modifica del piano di cura (87%), la gestione e il monitoraggio dell’assistenza (73%), la partecipazione alle riunioni multidisciplinari (58%) e, sorprendentemente, anche attività di base come la cura del cavo orale (61%) (Tabella 2). L’attività infermieristica più frequentemente omessa è la “cura del cavo orale (almeno due volte al giorno)”, segnalata come omessa dal 61% del campione. Seguono “partecipazione alle conferenze assistenziali interdisciplinari quando previste” (58%), “supporto emotivo al paziente e/o alla famiglia” (34%), “mobilizzazione passiva ogni 2 ore” (34%), “preparazione dei pasti per pazienti autosufficienti” (32%), “pianificazione della dimissione” (32%) e infine “deambulazione tre volte al giorno o come previsto”, “educazione del paziente su malattia, test e accertamenti diagnostici” e “monitoraggio di introiti ed escreti” (31%). Molteplici sono le cause emerse in merito all’omissione dell’assistenza infermieristica (Tabella 3). In particolare, le quattro principali identificate dai professionisti sono: “attribuzione squilibrata dei pazienti” (83%), “numero inadeguato di personale infermieristico” (82%), “numero insufficiente di operatori di supporto (OSS, tecnici, amministrativi, ecc.)” (78%) e “attività intensa di ingressi e dimissioni” (76%). Un altro fattore rilevante è rappresentato dalle tensioni comunicative tra équipe medica e infermieristica, in particolare nelle aree miste e riabilitative, dove fino all’86% dei partecipanti ha individuato tale aspetto come causa primaria di omissione.
Tabella 2 – Cure infermieristiche omesse.
| ITEMS SEZIONE A
Cure infermieristiche mancate |
ASSOLUTO
Omesso |
PERCENTUALE
Omesso |
| Deambulazione del paziente | 52 | 31% |
| Mobilizzazione passiva del paziente | 56 | 34% |
| Cura del cavo orale | 101 | 61% |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 53 | 32% |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 53 | 32% |
| Educazione a pazienti e familiari | 52 | 31% |
| Partecipazione alle riunioni multidisciplinari | 97 | 58% |
| Supporto ad alimentarsi per pazienti non autosufficienti | 28 | 17% |
| Supporto emotivo pazienti e loro familiari | 56 | 34% |
| Somministrazione della terapia entro 30 minuti dall’orario indicato | 32 | 19% |
| Compilazione della documentazione infermieristica | 14 | 8% |
| Assistenza al paziente con bisogni di eliminazione entro 5 minuti dalla chiamata | 29 | 17% |
| Valutazione sito di inserzione CVP e CVC | 17 | 10% |
| Rivalutazione mirata dei pazienti secondo la loro condizione / per turno | 14 | 8% |
| Valutazione della condizione dei pazienti almeno una volta per turno | 8 | 5% |
| Valutazione dell’efficacia della terapia farmacologica | 12 | 7% |
| Lavaggio delle mani | 9 | 5% |
| Risposta al campanello entro 5 minuti | 26 | 16% |
| Effettuazione pratiche igieniche e controllo della cute | 17 | 10% |
| Monitoraggio bilancio idrico | 52 | 31% |
| Somministrazione della terapia al bisogno (entro 15’) | 7 | 4% |
| Rilevazione parametri vitali come da pianificazione | 9 | 5% |
| Cure delle ferite e lesioni da decubito | 10 | 6% |
| Monitoraggio della glicemia | 12 | 7% |
| Supervisione del personale di supporto | 47 | 28% |
| Promozione delle abilità residue e del self care | 41 | 25% |
| Collaborazione con equipe medica per stabilire / modificare il piano di cura | 145 | 87% |
| Gestione e monitoraggio dell’assistenza | 121 | 73% |
Tabella 3 – Cause di omissione per setting.
| ITEMS SEZIONE B
Ragioni che motivano le cure infermieristiche mancate |
ASSOLUTO
Causa |
PERCENTUALE
Causa |
| Aumento inatteso numero/condizioni critiche di pazienti nell’unità operativa | 121 | 73% |
| Situazione pazienti urgenti | 123 | 74% |
| Inadeguato numero di personale sanitario | 136 | 82% |
| Numero inadeguato operatori di supporto / ausiliari | 130 | 78% |
| Elevato numero di ricoveri / dimissioni | 126 | 76% |
| Numero non bilanciato di pazienti per infermiere | 137 | 83% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte infermieri/medici | 118 | 71% |
| Mancanza di supporto / aiuto team | 94 | 57% |
| Forniture / apparecchiature non funzionanti | 86 | 52% |
| Farmaci non disponibili | 91 | 55% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte infermieri / ausiliari | 97 | 58% |
| Mancata segnalazione cure non fornite da parte dell’operatore di supporto | 90 | 54% |
| Forniture / apparecchiature non disponibili | 81 | 49% |
| Caregiver non rintracciabile o non disponibile | 54 | 33% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte tra i membri dello staff infermieristico | 97 | 58% |
| Altri reparti non hanno eseguito quanto previsto | 76 | 46% |
| Inadeguate consegne infermieristiche dal turno precedente | 108 | 65% |
| Legenda: Frequenze percentuali relative all’omissione delle singole attività assistenziali per area operativa. ME = Area Medica; CH = Area Chirurgica; CR = Area Critica; RIAB = Area Riabilitativa; MI = Area Mista. | ||
L’analisi di questi dati evidenzia come diversi aspetti del fenomeno varino in relazione all’ambiente di cura, pur non consentendo inferenze causali data la natura trasversale dello studio (Tabella 4). La mobilizzazione passiva del paziente risulta l’assistenza più omessa nelle aree critiche, mentre nelle aree chirurgiche la cura del cavo orale. Nell’area riabilitativa si registra un tasso di aderenza del 100% nella pianificazione della dimissione con coinvolgimento del paziente, mentre in altri ambiti, come la chirurgia, i tassi sono inferiori. Nei reparti di medicina e chirurgia si rilevano alte percentuali di carenza di personale e difficoltà comunicative tra infermieri e medici.
Attraverso la suddivisione dei dati per area, è stato possibile indagare più a fondo le cause del fenomeno in ciascun contesto (Tabella 5). I reparti chirurgici e medici mostrano percentuali particolarmente elevate di carenza legate all’insufficienza di personale (fino al 90% nell’area medica). Inoltre, un aumento improvviso del numero di pazienti o situazioni di emergenza risultano cause rilevanti di omissione nelle aree chirurgiche e critiche (dal 63% all’83%). Si osserva una variazione del fenomeno dell’assistenza omessa e delle sue cause in relazione al contesto lavorativo tra équipe medica e infermieristica, in particolare nelle aree miste e riabilitative, dove fino all’86% dei partecipanti ha individuato tale aspetto come causa primaria di omissione.
Tabella 4 – Confronto delle percentuali di omissione delle cure infermieristiche per setting assistenziale.
| ITEMS SEZIONE A
Cure infermieristiche mancate
|
ME | CH | CR | RIAB | MI |
| Deambulazione del paziente | 57% | 22% | 30% | 0% | 0% |
| Mobilizzazione passiva del paziente | 35% | 42% | 35% | 0% | 17% |
| Cura del cavo orale | 71% | 80% | 32% | 29% | 33% |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 27% | 45% | 27% | 21% | 0% |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 45% | 30% | 22% | 29% | 17% |
| Educazione a pazienti e familiari | 39% | 27% | 41% | 7% | 17% |
| Partecipazione alle riunioni multidisciplinari | 63% | 63% | 49% | 57% | 33% |
| Supporto ad alimentarsi per pazienti non autosufficienti | 12% | 22% | 22% | 7% | 0% |
| Supporto emotivo pazienti e loro familiari | 45% | 35% | 27% | 7% | 33% |
| Somministrazione della terapia entro 30 minuti dall’orario indicato | 16% | 27% | 16% | 14% | 0% |
| Compilazione della documentazione infermieristica | 6% | 8% | 16% | 0% | 0% |
| Assistenza al paziente con bisogni di eliminazione entro 5 minuti dalla chiamata | 27% | 13% | 19% | 7% | 0% |
| Valutazione sito di inserzione CVP e CVC | 6% | 12% | 19% | 0% | 0% |
| Rivalutazione mirata dei pazienti secondo la loro condizione / per turno | 8% | 8% | 8% | 7% | 17% |
| Valutazione della condizione dei pazienti almeno una volta per turno | 4% | 5% | 5% | 7% | 0% |
| Valutazione dell’efficacia della terapia farmacologica | 6% | 7% | 11% | 7% | 0% |
| Lavaggio delle mani | 6% | 3% | 11% | 0% | 0% |
| Risposta al campanello entro 5 minuti | 20% | 13% | 14% | 14% | 17% |
| Effettuazione pratiche igieniche e controllo della cute | 8% | 13% | 11% | 7% | 0% |
| Monitoraggio bilancio idrico | 49% | 27% | 16% | 43% | 0% |
| Somministrazione della terapia al bisogno (entro 15’) | 4% | 5% | 5% | 0% | 0% |
| Rilevazione parametri vitali come da pianificazione | 4% | 7% | 8% | 0% | 0% |
| Cure delle ferite e lesioni da decubito | 2% | 10% | 8% | 0% | 0% |
| Monitoraggio della glicemia | 2% | 5% | 19% | 7% | 0% |
| Supervisione del personale di supporto | 29% | 28% | 38% | 14% | 0% |
| Promozione delle abilità residue e del self care | 33% | 23% | 24% | 7% | 17% |
| Legenda: Percentuale di omissione dell’assistenza infermieristica, suddivise per area clinica. ME = Area Medica; CH = Area Chirurgica; CR = Area Critica; RIAB = Area Riabilitativa; MI = Area Mista. | |||||
Tabella 5 – Confronto delle percentuali delle cause che motivano le cure infermieristiche mancate per setting assistenziale.
| ITEMS SEZIONE B
Ragioni che motivano le cure infermieristiche mancate
|
ME | CH | CR | RIAB | MI |
| Aumento inatteso numero/condizioni critiche di pazienti nell’unità operativa | 63% | 80% | 70% | 79% | 83% |
| Situazione pazienti urgenti | 73% | 80% | 68% | 79% | 50% |
| Inadeguato numero di personale sanitario | 90% | 88% | 62% | 79% | 83% |
| Numero inadeguato operatori di supporto / ausiliari | 82% | 83% | 68% | 64% | 100% |
| Elevato numero di ricoveri / dimissioni | 73% | 88% | 57% | 86% | 67% |
| Numero non bilanciato di pazienti per infermiere | 92% | 85% | 68% | 86% | 67% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte infermieri/medici | 80% | 68% | 57% | 86% | 83% |
| Mancanza di supporto / aiuto team | 59% | 53% | 59% | 50% | 67% |
| Forniture / apparecchiature non funzionanti | 53% | 48% | 54% | 43% | 83% |
| Farmaci non disponibili | 55% | 52% | 62% | 43% | 67% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte infermieri / ausiliari | 63% | 53% | 54% | 64% | 83% |
| Mancata segnalazione cure non fornite da parte dell’operatore di supporto | 51% | 52% | 62% | 43% | 83% |
| Forniture / apparecchiature non disponibili | 53% | 43% | 49% | 43% | 83% |
| Caregiver non rintracciabile o non disponibile | 29% | 27% | 43% | 36% | 50% |
| Tensioni, comunicazioni interrotte tra i membri dello staff infermieristico | 63% | 52% | 57% | 64% | 83% |
| Altri reparti non hanno eseguito quanto previsto | 43% | 45% | 54% | 36% | 50% |
| Inadeguate consegne infermieristiche dal turno precedente | 61% | 68% | 59% | 71% | 83% |
| Legenda: Percentuali delle principali cause di omissione dell’assistenza infermieristica percepite come rilevanti in ciascuna area clinica. ME = Area Medica; CH = Area Chirurgica; CR = Area Critica; RIAB = Area Riabilitativa; MI = Area Mista. | |||||
L’analisi delle associazioni (Tabella 6) ha evidenziato pattern di co-occorrenza statisticamente significativi. Nelle aree con maggior carico di pazienti si osserva una più frequente omissione della deambulazione (r = -0,92, p < 0,05). Similmente, l’assegnazione squilibrata dei pazienti risulta associata alla mancata pianificazione della dimissione (r = 0,91, p < 0,05).
Tabella 6 – Associazione tra Cause di Assistenza Infermieristica Omessa e Attività Omesse.
| Causa di omissione | Attività omessa | r | p |
| Aumento inatteso numero/condizioni critiche di pazienti nell’unità operativa | Deambulazione del paziente | -0,921 | 0,026 |
| Mobilizzazione passiva del paziente | -0,439 | 0,460 | |
| Cura del cavo orale | -0,287 | 0,640 | |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | -0,280 | 0,648 | |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | -0,707 | 0,182 | |
| Situazione pazienti urgenti | Deambulazione del paziente | 0,286 | 0,641 |
| Mobilizzazione passiva del paziente | 0,138 | 0,825 | |
| Cura del cavo orale | 0,462 | 0,434 | |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 0,846 | 0,071 | |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 0,604 | 0,281 | |
| Inadeguato numero di personale sanitario | Deambulazione del paziente | 0,153 | 0,806 |
| Mobilizzazione passiva del paziente | 0,072 | 0,908 | |
| Cura del cavo orale | 0,684 | 0,203 | |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 0,104 | 0,868 | |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 0,548 | 0,339 | |
| Elevato numero di ricoveri / dimissioni | Deambulazione del paziente | -0,227 | 0,714 |
| Mobilizzazione passiva del paziente | -0,209 | 0,736 | |
| Cura del cavo orale | 0,450 | 0,447 | |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 0,442 | 0,456 | |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 0,365 | 0,546 | |
| Numero non bilanciato di pazienti per infermiere | Deambulazione del paziente | 0,442 | 0,456 |
| Mobilizzazione passiva del paziente | 0,052 | 0,934 | |
| Cura del cavo orale | 0,640 | 0,245 | |
| Preparazione del pasto e del setting (tavolo / vassoio) per pazienti autosufficienti | 0,543 | 0,344 | |
| Preparazione del piano di dimissione con coinvolgimento del paziente | 0,905 | 0,035 | |
| Legenda: Causa: Fattori principali che contribuiscono all’assistenza. Attività omessa: specifiche attività infermieristiche risultate omesse. r: coefficiente di associazione di Pearson (indica la direzione e la forza dell’associazione). p: valore di significatività statistica (una p < 0,05 è considerata significativa). | |||
DISCUSSIONE
Il campione analizzato presenta caratteristiche demografiche distintive, con una predominanza di infermieri giovani (69% sotto i 34 anni) e con formazione universitaria (87,4%), in contrasto con studi precedenti che documentavano campioni più anziani e con prevalenza di diplomi regionali (Sist e Contini et al., 2017), dove solo il 32,3% e il 35,9% rientravano in questa fascia d’età, lasciando circa due terzi del campione con età superiore ai 34 anni (67,7% e 64,1% rispettivamente). Questo titolo è considerato fondamentale, poiché consente di acquisire un metodo fondato sulle più recenti evidenze scientifiche, favorendo una maggiore consapevolezza del significato dei fondamenti dell’assistenza e della loro corretta applicazione in ambito clinico (Kalisch e Williams, 2009; Hernández-Cruz e Moreno-Monsiváis et al., 2017; Kitson, 2018; Al-Faouri e Obaidat et al., 2021; Jarošová e Gurková et al., 2021; Cuschieri, 2019; Bagnasco e Timmins et al., 2017; Patrician e Campbell et al., 2024).
L’esperienza lavorativa complessiva dei professionisti in questo studio si discosta da precedenti analisi, come quella di Bragadóttir e Kalisch et al. (2017), dove la maggioranza (52,8%) possedeva oltre 10 anni di esperienza, o lo studio di validazione di Sist e Contini et al. (2017), in cui tale gruppo rappresentava il 48,9% del campione. Nei contesti analizzati, solo il 30% dichiara oltre 10 anni di esperienza, mentre il 70% ha un’anzianità inferiore, compreso il 33% con meno di 2 anni. L’età anagrafica crescente risulta generalmente associata a maggiore esperienza e competenze tecniche; tuttavia, la letteratura suggerisce un possibile rischio legato alla pratica routinaria, spesso osservata nei professionisti di lunga data (Blackman e Henderson et al., 2015). Tuttavia, presenta uno dei fattori predisponenti all’omissione assistenziale, in quanto l’azione clinica può essere guidata più dall’esperienza che dalle linee guida più aggiornate (Kalisch e Williams, 2009).
L’elevata frequenza di omissione delle cure del cavo orale (61%) conferma un pattern globalmente documentato, suggerendo che questa attività, pur essenziale per la prevenzione delle complicanze, viene sistematicamente deprioritizzata in condizioni di sovraccarico lavorativo (Palese e Ambrosi et al., 2015; Eskici e Baykal, 2022). La partecipazione alle conferenze interdisciplinari emerge come seconda attività più omessa (58%), dato che si discosta dalla letteratura internazionale e potrebbe riflettere specificità organizzative del contesto italiano.
Un’ulteriore differenza si evidenzia nella distribuzione dei partecipanti per area assistenziale. In letteratura, sia a livello nazionale che internazionale, i campioni maggiori si concentrano nell’ambito medico, seguiti da quello chirurgico, intensivo e altri. In uno studio precedente (Sochalski, 2004), 6.329 infermieri su 8.670 provenivano da aree medico-chirurgiche, con 2.341 dall’intensiva. Analogamente, uno studio del 2009 riportava il 49,09% di infermieri in area medica, il 25,39% in chirurgia e il 23,5% in terapia intensiva. Nel presente studio, il 66% del campione opera in area medico-chirurgica (30% medicina e 36% chirurgia), quest’ultima più rappresentata. L’area critica rappresenta il 22%, mentre le aree riabilitative e miste il 12%. Le attività più frequentemente omesse riguardano l’assistenza di base (tra il 40% e il 60%). La cura del cavo orale (almeno due volte al giorno) emerge come l’attività più frequentemente trascurata (61%). In letteratura è generalmente tra le prime tre, preceduta dalla rotazione ogni 2 ore e dalla deambulazione tre volte al giorno (Kalisch e Williams, 2009; Winsett e Rottet et al., 2016; Palese e Ambrosi et al., 2015).
Al secondo posto figura la “partecipazione alle conferenze interdisciplinari”, con un’omissione del 58%. Questo dato si discosta dalla letteratura, dove l’omissione varia tra il 15% e il 35%, salvo uno studio del 2019 in cui tale attività risultava la più trascurata (44,83%).Altre omissioni frequenti includono “rotazione del paziente ogni 2 ore” e “deambulazione tre volte al giorno” (34% e 31% rispettivamente). La dimensione emotiva e relazionale con i familiari è omessa con frequenze comparabili ad altri studi (Kalisch e Williams, 2009; Winsett e Rottet et al., 2016; Blackman e Henderson et al., 2015; Kitson, 2018; Al-Faouri e Obaidat et al., 2021; Recio-Saucedo e Dall’Ora et al., 2018; Pérez-Francisco e Duarte-Clíments et al., 2020; Kalánková e Kirwan et al., 2020; Griffiths e Ball et al., 2016; Griffiths e Recio-Saucedo et al., 2018; Du e Yang et al., 2020). In terza posizione, il “supporto emotivo al paziente/famiglia” e la “pianificazione della dimissione” sono omessi rispettivamente nel 34% e 32% dei casi. Le aree con più alta incidenza di omissioni sono la medicina (24%), la chirurgia (22%) e le aree critiche (20%), in linea con la letteratura e con significatività statistica elevata (p<0.001). Per quanto riguarda le cause, il primo fattore identificato è la “distribuzione squilibrata dei pazienti”, ritenuta rilevante dall’83% del campione. I risultati sottolineano come le MNC non siano casuali ma seguano pattern riconoscibili legati a fattori sistemici. I pattern di associazione osservati tra sovraccarico di pazienti e omissione della mobilizzazione potrebbero suggerire che in condizioni di stress organizzativo vengano privilegiate le attività percepite come più urgenti a discapito di quelle preventive, pur richiedendo studi longitudinali per confermare tale ipotesi. Secondo un documento SIDMI del 2021, che raccoglie le più recenti evidenze sul tema, l’Italia risulta tra i paesi con il peggior rapporto infermiere/pazienti in Europa: per ogni paziente in più assegnato a un infermiere (con un rapporto medio di 6:1), il rischio di morte aumenta del 7% (Aiken e Clarke et al., 2002).
Limiti dello studio
Il presente studio presenta alcune limitazioni che devono essere considerate per un’adeguata interpretazione dei risultati. In primo luogo, il disegno di tipo trasversale limita la possibilità di stabilire relazioni causali tra le variabili indagate e le omissioni assistenziali. In secondo luogo, l’utilizzo di un campione di convenienza, reclutato esclusivamente in ospedali di livello intermedio e avanzato del Nord Italia, potrebbe ridurre la generalizzabilità dei risultati ad altri contesti sanitari, come le strutture di assistenza primaria o le regioni caratterizzate da differenti risorse sanitarie.
Un’ulteriore limitazione riguarda la modalità di raccolta dei dati, basata sull’autovalutazione tramite il questionario MISSCARE Survey. Sebbene tale strumento risulti utile, potrebbe essere soggetto a bias di desiderabilità sociale, ossia la tendenza dei partecipanti a fornire risposte percepite come socialmente accettabili o professionalmente adeguate, piuttosto che descrivere in modo fedele la realtà delle pratiche assistenziali. Infine, non sono stati raccolti dati qualitativi che avrebbero potuto offrire una comprensione più profonda delle motivazioni sottostanti alle omissioni di cura, né è stato analizzato l’impatto di fattori istituzionali o culturali specifici delle strutture partecipanti. L’utilizzo del MISSCARE Survey, pur validato, presenta limitazioni intrinseche nel catturare la complessità contestuale del lavoro infermieristico. Gli strumenti strutturati rischiano di offrire una rappresentazione ‘normalizzata’ del fenomeno, potenzialmente sottostimando dinamiche specifiche dei contesti locali (Labrague e Kostovich, 2024).
Implicazioni per la pratica, formazione e ricerca
I risultati suggeriscono la necessità di interventi multilivello: organizzativi (ottimizzazione dell’allocazione delle risorse), formativi (rafforzamento delle competenze di prioritizzazione) e di ricerca (sviluppo di metodologie miste per catturare la complessità del fenomeno).
CONCLUSIONI
Lo studio delle MNC riveste un’importanza cruciale, in quanto si tratta di un fenomeno trasversale a tutte le aree dell’assistenza, incluso il contesto del Nord Italia analizzato. Sebbene con percentuali e attività differenti, le omissioni influenzano negativamente l’esito del percorso assistenziale e la risposta ai bisogni della persona assistita. L’attuale scenario, segnato da una carenza strutturale di personale infermieristico, impone una riflessione approfondita sull’identità professionale, sull’organizzazione dell’assistenza e sulla gerarchizzazione dei bisogni da soddisfare.
L’assistenza mancata espone il paziente a un maggiore rischio di eventi avversi, prolunga la durata della degenza ospedaliera e aumenta il rischio di riospedalizzazione e mortalità. Per promuovere una cultura evidence-based e mitigare il fenomeno delle cure omesse, è essenziale concentrarsi su alcuni concetti chiave: l’adozione di un’etica professionale condivisa, il riconoscimento e l’elaborazione delle omissioni, l’aggiornamento continuo, la gestione delle priorità, la riduzione delle interruzioni, la promozione della resilienza organizzativa e il rafforzamento del lavoro di équipe.
Conflitto di interessi
Gli altri autori dichiarano di non avere conflitti di interessi.
Finanziamenti
Il lavoro non ha beneficiato di alcuna forma di finanziamento.
Attribuzione dei contributi (CRediT):
SC: stesura originale, concettualizzazione, metodologia, cura dei dati.
SN: stesura originale, concettualizzazione, metodologia.
MG: stesura originale, concettualizzazione, metodologia.
MC: stesura originale, concettualizzazione, metodologia.
DL: cura e analisi dei dati, revisione e editing, concettualizzazione, metodologia.
DC: revisione, editing e visualizzazione.
SM: revisione, editing, concettualizzazione, metodologia, amministrazione del progetto.
BM: revisione, editing, concettualizzazione, metodologia, amministrazione del progetto.
SC e SN hanno contribuito in egual misura alla stesura del manoscritto come primi autori.
SM e BM hanno coordinato in egual misura il gruppo di ricerca come autori senior.

