INTRODUZIONE
Il passaggio delle consegne infermieristiche rappresenta un momento cruciale per garantire continuità, sicurezza e qualità dell’assistenza (Bressan et al. 2019). Si tratta dello scambio di informazioni e responsabilità tra infermieri, volto a rafforzare la sicurezza del paziente e ottimizzare l’efficienza del flusso di lavoro. Una comunicazione efficace migliora la qualità della relazione infermiere-paziente, costituendo un aspetto importante nella cura dell’assistito e nei risultati del trattamento (Norouzinia et al. 2015).
Il Codice Deontologico dell’Infermiere (2025) pone, anch’esso un’enfasi significativa sulla comunicazione e sulla relazione di cura. Alcuni articoli, nel loro insieme, delineano un approccio alla cura infermieristica in cui la comunicazione e la relazione con il paziente sono elementi centrali e imprescindibili ed è per questo che l’assistenza infermieristica si fonda su principi di continuità, sicurezza e qualità delle cure, strettamente legati alla comunicazione e alla relazione tra i professionisti sanitari e i pazienti. Questo emerge chiaramente da diversi articoli del Codice, ed è per questo che viene sottolineata l’importanza di una relazione basata sulla fiducia reciproca tra infermiere e persona assistita (art.3 Codice Deontologico dell’Infermiere, 2025). Questo concetto viene ripreso anche nell’articolo 4, affermando che il tempo dedicato alla relazione è parte integrante del processo di cura. Il Codice evidenzia anche l’importanza della comunicazione informativa. L’articolo 13 impegna l’infermiere a garantire che la persona assistita riceva tutte le informazioni necessarie per compiere scelte consapevoli riguardo al proprio percorso di cura. In linea con questo, si stabilisce l’obbligo di fornire informazioni precise, complete e tempestive sullo stato di salute del paziente (Art. 17, Codice Deontologico dell’infermiere, 2025).
Lo scambio di consegne infermieristiche, che di solito avviene durante il cambio turno, è sempre stato una parte importante del processo di assistenza, in quanto fornisce una direzione e un focus per l’inizio del turno successivo e contribuisce a mantenere la continuità del percorso di cura (Fenton, 2006). Il passaggio di consegne efficace garantisce la trasmissione chiara e strutturata delle informazioni sullo stato psico-fisico del paziente, descrivendo cambiamenti, priorità assistenziali e responsabilità. Secondo Raeisi et al. (2019), una trasmissione accurata riduce il rischio di errori clinici, migliorando la sicurezza e l’efficacia delle cure.
Diversi studi evidenziano che un passaggio di consegne inefficace, con dati incompleti o poco organizzati, può portare a ritardi, omissioni o errori nelle cure, con conseguenze gravi per i pazienti, tra cui un aumento della durata del ricovero e dei costi sanitari (Malfait et al. 2019; Staggers e Blaz, 2013). La modalità con cui avviene la consegna infermieristica presenta un punto di vulnerabilità, in cui informazioni vitali potrebbero non essere considerate né condivise in modo sistematico (Dellafiore et al. 2019). Per ridurre tali rischi, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, 2007) raccomanda l’adozione di metodi strutturati per la trasmissione delle informazioni.
Esistono numerose modalità di scambio di consegne, tra cui la forma scritta, cartacea o informatizzata, la forma orale e quella tramite registrazione audio/video (Anderson et al. 2015). La modalità orale, “face-to-face”, è particolarmente raccomandata poiché rappresenta un’occasione per socializzare, rinforza il ruolo dell’infermiere, aiuta i neoassunti a individuare i valori della presa in carico del paziente e favorisce lo sviluppo di un linguaggio professionale e condiviso (National Patient Safety Agency, 2012).
La trasmissione può avvenire in modalità “di coppia” (tra chi dà e chi riceve le consegne) o “di gruppo”, includendo più figure professionali, sia mono professionali (stesso ruolo) che multiprofessionali (ruoli diversi).
Prevalentemente viene utilizzato il passaggio di consegne in luoghi distanti dalle stanze di degenza, il bedside nursing handover si distingue come un approccio alternativo che prevede lo svolgimento delle consegne direttamente al letto del paziente. Questo metodo consente al paziente di partecipare attivamente alla trasmissione delle informazioni, integrandole, correggendole o confermandole. Proprio il coinvolgimento dei pazienti nei passaggi di consegna si è dimostrato efficace rispetto ad altri metodi di trasmissione (Dellafiore et al. 2019). Infatti, la partecipazione del paziente è ritenuta cruciale per ridurre il rischio di errori, migliorare la relazione infermiere-paziente e aumentare la soddisfazione dell’assistito (Bressan et al. 2019; Brown – Deveaux et al. 2022). Una recente metasintesi evidenzia come la partecipazione alle consegne riduce lo stato d’ansia dei pazienti, in quanto il passaggio delle consegne rappresenta un momento di verifica delle informazioni possedute dal paziente rispetto al proprio percorso assistenziale e in aggiunta permette al paziente di percepire che gli infermieri hanno tutto sotto controllo (Anshasi et al. 2024).
Il coinvolgimento diretto dell’assistito, inoltre, promuove una selezione più pertinente delle informazioni da comunicare, riducendo il tempo necessario per questa attività e permettendo agli infermieri di focalizzarsi maggiormente sull’assistenza diretta (Malfait et al. 2019).
Anche lo studio condotto da Oxelmark et al. (2020) ha dimostrato che la consegna al letto è altamente apprezzata dai pazienti. Essi valorizzano l’opportunità di esprimersi, di ascoltare ciò che viene detto e di ricevere un invito esplicito dagli infermieri a porre domande. Con questo metodo i pazienti sono maggiormente coinvolti nella loro assistenza promuovendo un approccio centrato sul paziente (Dellafiore et al. 2019). Questo approccio partecipativo non solo migliora la soddisfazione del paziente, ma contribuisce anche a prevenire errori e a ridurre lo stato di ansia, come evidenziato da Kullberg et al. (2018).
Alla base di un passaggio di consegne efficace, è necessaria una comunicazione tecnica di qualità. Come sottolineato da Raeisi et al. (2019), questa non deve limitarsi alla trasmissione di aspetti clinici, ma deve includere anche comportamenti interpersonali che favoriscono relazioni produttive tra colleghi. Tuttavia, è essenziale garantire il rispetto della privacy e minimizzare le interruzioni, adottando strategie comunicative adeguate, come l’utilizzo di un tono di voce basso o comunicare alcune informazioni distante dal letto del paziente come malattie sessualmente trasmissibili o abuso di alcool (Anshasi et al. 2024). Altro punto cruciale sulla questione della privacy è la presenza o meno dei caregivers al passaggio delle consegne, risulta vincente un approccio flessibile e condividere con il paziente la volontà di far assistere o meno i famigliari alle consegne (Anshasi et al. 2024).
L’adozione delle consegne a letto del paziente richiede formazione specifica e una revisione dei processi organizzativi, ma i benefici emersi dalla letteratura, tra cui la prevenzione di errori, la riduzione dello stato di ansia del paziente e il rafforzamento della fiducia tra paziente e infermiere, rendono questo metodo una strategia promettente per migliorare la qualità complessiva dell’assistenza (Kullberg et al. 2018; Oxelmark et al. 2020).
Finora, gli studi condotti sono principalmente in contesti internazionali come USA, Australia, Finlandia e Svezia (Bressan et al. 2019), caratterizzati da sistemi sanitari e modelli organizzativi differenti rispetto a quello italiano. Inoltre, sono da considerare anche le differenze culturali delle diverse popolazioni coinvolte in quanto queste possono influenzare l’accettazione e il gradimento delle consegne a letto del paziente. Pertanto, i dati e le informazioni sull’applicazione di questo metodo nel contesto nazionale italiano sono per lo più frammentati in quanto le consegne a letto del paziente non sono tradizionalmente utilizzate. È quindi utile valutare se il metodo possa essere apprezzato dai pazienti nel contesto italiano, portando i vantaggi descritti in letteratura nello specifico nei termini di comunicazione, interazione e partecipazione al processo di cura.
OBIETTIVI
L’obiettivo dello studio è descrivere la soddisfazione del paziente riguardo l’applicazione del metodo Bedside nursing handover.
MATERIALI E METODI
Disegno dello studio
È stato condotto uno studio osservazionale trasversale sull’applicazione delle consegne a letto del paziente.
Setting e campione
Lo studio è stato condotto nella U.O.C. di Medicina Interna sezione 3 dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre – Venezia dell’Aulss 3 Serenissima in seguito all’introduzione del metodo delle consegne a letto del paziente su indicazione della Direzione delle professioni. L’UOC ha la caratteristica di essere un reparto plurispecialistico di 29 posti letto dell’ospedale hub della provincia veneziana.
L’applicazione in questo contesto ha permesso di coinvolgere e quindi di indagare la percezione di pazienti con differenti caratteristiche demografiche riferite all’ampia fascia di età ma anche alla variabilità delle patologie cliniche dei ricoverati.
In seguito a adeguata formazione del personale infermieristico, è iniziata la sperimentazione di tale metodologia. Le consegne vengono trasmesse utilizzando il metodo SBAR, (Situation, Background, Assesment e Recommendation), garantendo una comunicazione strutturata ed efficace tra gli operatori sanitari. L’utilizzo della SBAR permette, infatti, di organizzare il pensiero/i messaggi chiave proprio perché instaura un modello mentale condiviso da tutta l’equipe (Girotto et al. 2021). Sono stati arruolati i pazienti ricoverati da giugno 2024 a settembre 2024, con i seguenti criteri. Criteri di inclusione: pazienti vigili, collaboranti e in grado di comunicare, ricoverati per un periodo minimo di tre giorni, che abbiano assistito ad almeno tre passaggi di consegne bedside. Criteri di esclusione: pazienti disorientati e coloro che non hanno partecipato al passaggio di consegne al letto, come nel caso di pazienti in isolamento per infezione o immunodepressione.
Procedura di raccolta dati e strumenti
La raccolta dei dati è avvenuta mediante la somministrazione di un questionario online, appositamente progettato per rispondere agli obiettivi specifici dello studio. Il questionario è stato sottoposto in forma anonima fornendo un link per accedere al format di Google Moduli® a tutti i pazienti elegibili per lo studio. Il questionario online è preceduto dalla richiesta di consenso per la raccolta ed il trattamento dei dati unicamente in forma anonima e aggregata al fine di garantire la privacy dei partecipanti.
Lo strumento è stato strutturato ad hoc in più sezioni con domande chiuse a scelta multipla, volte a raccogliere la soddisfazione sull’esperienza della partecipazione alle consegne a letto del paziente. Per la sua realizzazione si è tenuto in considerazione la letteratura internazionale di riferimento (Bressan et al. 2019, Brown – Deveaux, et al. 2022; Kullberg et al. 2018; Oxelmark, et al. 2019; Torri, 2018).
La prima parte del questionario si articolava con quesiti socio-demografici (sesso, età e durata del ricovero), mentre nella seconda parte sono stati posti undici quesiti focalizzati sul gradimento del metodo di consegna, sul coinvolgimento attivo del paziente e sulla relazione paziente infermiere. Nove domande prevedano risposte con scala Likert a 4 punti (1 = Per nulla, 2 = Poco, 3 = Abbastanza, 4 = Molto). In un ulteriore quesito è stato chiesto ai pazienti quale opzione preferissero tra il metodo tradizionale, quindi al di fuori della stanza, il metodo delle consegne a letto del paziente o se per loro fosse indifferente la modalità attuata. Infine, è stato chiesto se è stata gradita l’applicazione del metodo delle consegne a letto del paziente con risposta dicotomica si/no.
Al fine di testarne la sua validità di contenuto e facciata lo strumento di raccolta dati è stato precedentemente utilizzato in uno studio pilota (Carta et al. 2025).
Analisi dei dati
Prima di procedere con l’analisi statistica, i dati raccolti su un database sono stati sottoposti a un processo di verifica preliminare, includendo il controllo della distribuzione di frequenza per ogni variabile. Questo processo ha permesso di identificare eventuali dati mancanti, errori di inserimento o valori anomali (outliers). I dati sono stati elaborati tramite statistica descrittiva, sintetizzando le variabili con frequenza assoluta e relativa.
Considerazioni etiche
La raccolta dati è stata autorizzata dal Direttore dell’UOC di Medicina Interna e dal Direttore delle Professioni sanitarie. La partecipazione allo studio è avvenuta su base volontaria e prima di partecipare allo studio, tutti i pazienti hanno fornito il consenso informato, autorizzando l’utilizzo dei dati raccolti nel rispetto della normativa sulla privacy e delle disposizioni etiche in materia di ricerca. Lo studio è stato condotto in osservanza della Dichiarazione di Helsinki, assicurando che i diritti, la sicurezza e il benessere dei partecipanti fossero adeguatamente tutelati durante tutte le fasi della raccolta dati. Per garantire l’anonimato le risposte sono state categorizzate con un numero ID, senza registrare nome e cognome nel database. I dati sono stati conservati in forma anonima e protetti su supporti digitali, in conformità con le normative italiane sulla protezione dei dati personali (D.Lgs. 196/2004 e 101/2018).
RISULTATI
La popolazione dello studio è composta da 75 pazienti, tutte le risposte sono state incluse nell’analisi in quanto tutti i questionari sono stati compilati correttamente e in tutte le parti.
Descrizione del campione
Il campione è composto da 30 femmine (40%) e 45 maschi (60%). L’età dei partecipanti varia da meno di 40 anni a più di 76 anni. La maggioranza dei pazienti (37 su 75) ha più di 76 anni e un solo paziente ha meno di 40 anni. La distribuzione per fasce d’età mostra una prevalenza di pazienti anziani, con 23 partecipanti tra 61 e 75 anni e 14 tra 41 e 60 anni. La degenza media dei pazienti al momento dell’intervista è al di sotto dei 9 giorni (Tabella n.1).
Tabella 1 – Dati demografici del campione dei partecipanti allo studio (N=75).
| VARIABILE | FEMMINE N (%) | MASCHI N (%) | TOTALE N (%) | |
| Sesso | n. 30 (40%) | n. 45 (60%) | 75 (100%) | |
| Età | Meno di 40 anni | 0 (0%) | 1 (1,33%) | 1 (1,33%) |
| Tra 41 e 60 anni | 5 (6,67%) | 9 (12%) | 14 (18,67%) | |
| Tra 61 e 75 anni | 12 (16%) | 11 (14,67%) | 23 (30,67%) | |
| Più di 76 anni | 13 (17,33%) | 24 (32%) | 37 (49,33%) | |
| Durata degenza | 3 giorni | 17 (22,67%) | 15 (20%) | 32 (42,67%) |
| Tra 3 e 9 giorni | 11 (14,67%) | 26 (34,67%) | 37 (49,33%) | |
| Oltre i 9 giorni | 2 (2,67%) | 4 (5,33%) | 6 (8%) | |
Risultati del questionario
Nel complesso, le consegne a letto del paziente sono risultate molto apprezzate dai degenti coinvolti nello studio. I risultati dei quesiti a risposta multipla su scala likert sono riportati in Tabella n. 2.
Gli items che hanno ottenuto un punteggio maggiore riguardano:
- La percezione di maggior sicurezza nel sapere che gli infermieri conoscono il percorsa di cura del paziente, il 94,7% ha risposto molto.
- La percezione di maggior sicurezza nel conoscere l’infermiere che si prenderà cura di lui, il 93,3% ha risposto molto.
- Il coinvolgimento durante il passaggio delle consegne, il 92% ha risposto molto.
- Il 97,3% dei pazienti ha dichiarato che il metodo bedside garantisce molto il rispetto della privacy durante il passaggio di consegne.
I pazienti hanno espresso un elevato grado di gradimento per il coinvolgimento attivo nel processo di passaggio di consegne dove il 77,3% ha risposto molto e il 16% abbastanza.
Il 76% si è sentito maggiormente informato rispetto al processo di cura e l’82,7% sente di aver maggiormente rafforzato la relazione infermiere-paziente. Il 90,7% ha dichiarato che le informazioni durante il passaggio di consegne sono state fornite in modo “molto” chiaro e comprensibile. I pazienti per il 97,4% ha ritenuto che il loro punto di vista durante le consegne sia tato “molto” e “abbastanza” preso in considerazione da parte degli infermieri che si stavano passando le consegne.
Tabella 2 – Descrizione delle risposte dei pazienti alle 9 domande del questionario con risposta su scala Likert.
|
Items del questionario con risposta su scala likert |
SCALA LIKERT | |||
| 1
nulla |
2
poco |
3
abbastanza |
4
molto |
|
| Senso di sicurezza nel conoscere l’infermiere | 0% | 0% | 6,7% | 93,3% |
| Senso di sicurezza nel sapere che gli infermieri conoscevano il percorso di cura | 0% | 0% | 5,3% | 94,7% |
| Partecipazione attiva del paziente al passaggio di consegne | 1,3% | 5,3% | 16% | 77,3%
|
| Informazione rispetto al percorso di cura | 0% | 8% | 16% | 76% |
| Informazioni ricevute dagli infermieri sono state chiare e comprensibili | 0% | 0% | 9,3% | 90,7% |
| Gradimento del coinvolgimento nel percorso di cura | 0% | 0% | 8% | 92% |
| Percezione che il punto di vista del paziente sia preso in considerazione dall’infermiere durante le consegne | 0% | 2,6% | 10,7% | 86,7% |
| Opportunità per rafforzare la relazione infermiere – paziente | 0% | 2,6% | 14,7% | 82,7% |
| Rispetto della privacy | 0% | 1,3% | 1,3% | 97,3% |
Alla domanda se la modalità del passaggio di consegne è stata gradita, 74 pazienti ovvero il 98,7% del campione ha risposto sì e solo un paziente non ha gradito il metodo.
L’ultima domanda del questionario chiedeva ai pazienti quale metodo preferissero: il metodo tradizionale, quindi al di fuori della stanza, il metodo a letto del paziente, oppure se per loro fosse indifferente la modalità attuata. Il 96% ha dichiarato di preferire il metodo bedside quindi il passaggio delle consegne svolto nella stanza di degenza.
DISCUSSIONE
Il livello di gradimento delle consegne a letto del paziente risulta essere molto elevato, con una soddisfazione complessiva dell’98,7% in quanto la presenza a questa fase assistenziale consente ai pazienti di seguire con maggiore consapevolezza le dinamiche del proprio percorso di cura, facendo sentire loro informati e coinvolti nella pianificazione dell’assistenza. Avere la possibilità di ascoltare e, se necessario, porre domande rende i pazienti più rassicurati, facendoli sentire considerati come protagonisti del proprio percorso di cura. I pazienti riconoscono che le consegne a letto del paziente offrono l’opportunità di partecipare attivamente al processo, aggiungendo informazioni che ritengono rilevanti e ricevendo risposte ai propri dubbi (Anshasi et al. 2024; Bressan et al. 2019). In letteratura viene riportato che spesso i pazienti non sentono la necessità di intervenire per non interrompere gli infermieri, o perché non ritengono rilevante la loro partecipazione limitandosi all’ascolta attivo (Tobiano et al. 2019 b); in un altro studio si riporta come il paziente senta la necessità di intervenire solo per correggere eventuali informazioni discordanti o errate (Bressan et al. 2019; Brown – Deveaux et al. 2022; McMurray et al. 2010). I risultati ottenuti in questa indagine confermano quanto dichiarato nello studio di Oxelmark et al. (2020): sebbene i pazienti apprezzino il coinvolgimento in questa fase dell’assistenza infermieristica, non tutti partecipano attivamente. Infatti, il 23% degli intervistati ha dichiarato di partecipare in modo parziale al passaggio di consegne. L’esito atteso era una percentuale di partecipazione più elevata, poiché il passaggio di consegne al letto del paziente sembrava offrire l’opportunità di un coinvolgimento attivo che, tuttavia, non è completamente sfruttato dai pazienti. In letteratura la mancata partecipazione viene ricondotta al non sentirsi pronti a partecipare attivamente (Oxelmark et al. 2020), alla paura di interrompere o distrarre i professionisti (Anshasi et al. 2024; Tobiano et al. 2019 b).
Un altro aspetto molto apprezzato riguarda la possibilità di vedere fisicamente l’infermiere che si occuperà dell’assistenza nel turno successivo. Questa visibilità offre loro un senso di sicurezza, poiché possono identificare l’operatore al quale affidarsi in caso di necessità.
Seppur non indagato direttamente nello studio, il passaggio di consegne al letto del paziente ha ulteriori risvolti importanti legati alla sicurezza. In quanto permette agli infermieri di fare una rapida valutazione iniziale di ciascuno dei loro pazienti. Di fatti, strettamente legata alla visualizzazione dei pazienti è la capacità dei professionisti di stabilire le priorità di cura in modo più efficace ed efficiente. In quanto visualizzare subito i pazienti permette di pianificare meglio e stabilire le priorità per il loro turno perché permette loro di determinare le esigenze e le priorità di cura (Jeffs et al. 2013).
Le consegne svolgendosi in stanza del paziente, favoriscono la creazione di una relazione di fiducia che si evolve quotidianamente, turno dopo turno. Negli studi di Bressan et al. (2019) e di Brown – Deveaux et al. (2022) si evince che i pazienti attraverso le consegne a letto del paziente hanno avuto l’opportunità di entrare meglio in relazione con il personale infermieristico, quindi di sentirsi in empatia e, di conseguenza, di creare un’efficace relazione terapeutica basata sulla fiducia.
L’opinione comune tra i pazienti, infatti, è che la fiducia si instaura rapidamente grazie a questo metodo. I risultati supportano quanto affermato negli studi di Benaglio et al. (2006) e di Radtke K. (2013) in cui si evidenzia che tra i vantaggi della metodologia in esame i pazienti riconoscono una maggiore possibilità di contatto e un miglioramento della comunicazione con gli infermieri.
Inoltre, i pazienti gradiscono essere maggiormente informati e coinvolti nella pianificazione e nell’attuazione del proprio percorso di cura in accordo con lo studio di Vines et al. (2012). Infatti, il metodo è in grado di migliorare la comunicazione, la partecipazione attiva dei pazienti e la qualità complessiva delle cure infermieristiche, come evidenziato da Romigi (2019).
Il rispetto della privacy è un tema cruciale, poiché garantire la riservatezza è un diritto fondamentale di ogni individuo. Per questo motivo, è stato interessante indagare la percezione dei pazienti riguardo questo aspetto. I risultati dimostrano che la privacy viene percepita come rispettata durante le consegne per il 97,3%. Questo potrebbe far pensare che la discriminante privacy sia dettata dalla presenza o meno di altri pazienti all’interno della stanza. In uno studio di Malfait et al. (2018), condotto su pazienti di vari ospedali in Belgio, hanno rilevato che, nonostante la distinzione tra pazienti in camere singole e in stanze condivise, entrambi i gruppi ritengono che le informazioni relative all’assistenza infermieristica non siano sensibili al punto da doverle considerare private. I pazienti in stanze condivise, inoltre, hanno riconosciuto la capacità degli infermieri di selezionare e comunicare le informazioni in modo adeguato. Come sottolineato già da Benaglio et al. (2006), lo scambio delle consegne avviene con un tono di voce contenuto e con una selezione accurata delle informazioni, al fine di tutelare l’intimità del paziente. Altro punto di vista interessante è dato dalla diversa percezione di cosa è considerato privacy. I risultati dello studio di Whitty et. al. (2017) evidenzia come le preoccupazioni degli infermieri riguardo la violazione della privacy potrebbero essere sovrastimate rispetto alla percezione dei pazienti. Nello specifico la percezione di ciò che è considerato “dato sensibile” differisca tra infermieri e pazienti: ad esempio, i pazienti potrebbero considerare dati sensibili le informazioni relative alla cura personale e al funzionamento del corpo, mentre gli infermieri potrebbero riferirsi a informazioni prognostiche (Whitty et al. 2017).
In alcuni contesti la questione privacy è percepita come facilmente gestibile chiedendo ai pazienti il permesso prima di dare le consegne in presenza di altri pazienti o caregivers, discutendo informazioni sensibili in modo riservato lontano dal letto del paziente, oppure segnalando su scheda cartacea le informazioni non condivisibili con questo metodo, e durante il passaggio delle consegne indicarle sulla scheda al collega (Tobiano et al. 2017 a).
Nonostante queste controversie, quantomeno nel campione indagato, il posto indicato come preferenza per il passaggio delle consegne per la quasi totalità del campione rimane all’interno della stanza di degenza, a supporto che non vengono percepiti particolari aspetti negativi rispetto all’esperienza vissuta tali da preferire altro luogo per il passaggio delle consegne.
Come sottolineato nello studio di Tobiano et al. (2017 a) il passaggio delle consegne a letto è un’opportunità per migliorare la comunicazione durante il ricovero e coinvolgere il paziente. Tuttavia, gli studi mostrano che barriere come la censura del messaggio da parte degli infermieri, la percezione di interruzioni nel flusso comunicativo e caratteristiche individuali inibitorie influenzano probabilmente il successo di questa pratica raccomandata. A questo proposito viene fortemente raccomandato l’utilizzo di format o di linee guida comuni da mantenere in equipe, della formazione specifica per i professionisti coinvolti nelle consegne a letto del paziente e di una informazione, per i pazienti, tramite opuscoli o cartellonistica nelle stanze dei degenti ricoverati sulle modalità di come e quando intervenire durante le consegne (Tobiano, et al. 2019 b; Anshasi et al. 2024).
Lo studio ha fatto emergere alcuni limiti del metodo. Il coinvolgimento attivo del paziente durante le consegne non è applicabile in caso di pazienti non contattabili o disorientati ed è reso complicato in caso di pazienti ipoacusici, limitando così la possibilità di sfruttare appieno i vantaggi offerti dal metodo.
Tuttavia, se consideriamo la prospettiva dell’infermiere, tali limiti si rivelano meno rilevanti. L’infermiere, infatti, può comunque trarre vantaggio anche quando si trova di fronte a pazienti disorientati, ipoacusici o non vigili, in quanto ha la possibilità di osservare direttamente il paziente durante il passaggio delle informazioni, porre domande per comprenderne meglio lo stato e attribuire priorità assistenziali grazie all’osservazione diretta fin dall’inizio del turno.
Punti di forza e limiti dello studio
Nei reparti di Medicina Interna sono presenti pazienti con un’ampia gamma di problematiche sanitarie, questo ha permesso di svolgere un’indagine su pazienti con una grande variabilità di patologie e problematiche, non limitando lo studio ad un setting specialistico. Questo contesto ha permesso di sperimentare il metodo delle consegne a letto del paziente su un campione di età ampia (dai 40 anni ad oltre i 76 anni), dimostrando che l’età anagrafica non è un limite per essere coinvolti e per apprezzare le consegne a letto del paziente.
Uno dei punti di forza più significativi è la valutazione di diverse dimensioni chiave del passaggio di consegne a letto del paziente, come il coinvolgimento del paziente, la comunicazione, la relazione terapeutica e il rispetto della privacy, esplorando una visione completa nei molteplici aspetti dell’esperienza assistenziale.
Tuttavia, la necessità di rivolgersi a pazienti vigili, orientati e collaboranti ha comportato l’esclusione di una parte dei soggetti ricoverati dall’indagine. Il campione disponibile, costituito principalmente da individui anziani, ha subito un’ulteriore riduzione a causa della presenza di ipoacusia in numerosi pazienti.
Il quesito sulla preferenza del setting per il passaggio delle consegne tra professionisti presenta alcune limitazioni metodologiche. In particolare, non è stato verificato se i pazienti avessero avuto precedenti esperienze di ricovero con consegne effettuate al di fuori della stanza, né è stato condotto un confronto diretto con il gradimento del metodo tradizionale nello stesso contesto. Tuttavia, per questo quesito, si è partiti dall’assunto che i pazienti degenti in UOC di Medicina Interna avessero un’età superiore ai 60 anni e quindi abbiano affrontato altre esperienze di ricovero personali o famigliari in cui le consegne infermieristiche erano state date con metodo tradizionale, al di fuori della stanza.
Sebbene la dimensione del campione di 75 pazienti non sia ampia, fornisce comunque una buona rappresentatività dei risultati ottenuti nel setting indagato anche se non permette di effettuare inferenze generalizzabili. Di fatti il limite legato allo studio è aver raccolto i dati in un periodo di tempo ristretto, in un solo setting in un solo ospedale e non aver indagato gli stessi items su un campione di pazienti che erano assistiti con le consegne al di fuori della stanza di degenza.
CONCLUSIONI
I risultati emersi confermano che l’introduzione delle consegne infermieristiche al letto del paziente è stata favorevolmente accolta all’interno dell’ospedale hub veneziano, evidenziando un incremento nel coinvolgimento attivo dei pazienti nel proprio percorso di cura e una relazione più diretta e significativa con il personale infermieristico. Tale modalità ha contribuito a promuovere la comunicazione chiara e una maggiore fiducia tra pazienti e professionisti sanitari.
Nonostante gli esiti incoraggianti, lo studio presenta alcune limitazioni che meritano attenzione: la breve durata del periodo osservazionale, l’assenza di un confronto approfondito con il metodo tradizionale di consegna, e le difficoltà riscontrate nell’inclusione di pazienti non vigili, non collaboranti o con deficit uditivi. Questi elementi suggeriscono la necessità di ulteriori approfondimenti.
In prospettiva, sarà fondamentale condurre studi futuri in contesti assistenziali italiani per esplorare strategie alternative o integrative volte a garantire il coinvolgimento anche dei pazienti con limitazioni comunicative. Sarà inoltre utile indagare la percezione degli infermieri rispetto all’adozione del metodo bedside, nonché valutare l’impatto effettivo di tale approccio sulla riduzione degli errori e degli eventi avversi, come riportato dalla letteratura internazionale.
Nel complesso, i dati raccolti sostengono l’implementazione delle consegne al letto come buona pratica assistenziale, capace di migliorare la qualità della comunicazione, la partecipazione del paziente e l’efficacia complessiva dell’assistenza infermieristica, la questione privacy non sembra essere un problema per i pazienti coinvolti.
Conflitto di interessi
Tutti gli autori dichiarano l’assenza di conflitto di interessi. Tutti gli autori dichiarano di aver contribuito alla realizzazione del manoscritto e ne approvano la pubblicazione.
Finanziamenti
Gli autori dichiarano di non aver ottenuto alcun finanziamento e l’assenza di sponsor economici.
Ringraziamenti
Gli autori desiderano esprimere sincero ringraziamento al Direttore della UOC di Medicina Interna dell’AULSS 3 Serenissima, Dr. Fabio Presotto, e al Direttore delle UOC Direzione delle professioni Sanitarie, Dr.ssa Francesca Rossi, per la fiducia dimostrata nel promuovere l’adozione della nuova modalità operative e per il loro prezioso supporto.
La loro disponibilità ha reso possibile l’introduzione del metodo bedside nursing handover e la valutazione del gradimento da parte dei pazienti, contribuendo in modo significativo alla realizzazione di questo studio.

