Il percorso di formazione nell’implementazione del modello concettuale delle cure fondamentali presso il contesto di Area Medica dell’AO Mauriziano di Torino

ISSN: ISSN 2038-0712-L’Infermiere 2026, 63:1, e32– e40

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INQUADRAMENTO GENERALE
Le Cure Fondamentali, core dell’assistenza infermieristica, includono azioni da parte del team assistenziale che rispettano e si centrano sul bisogno essenziale della persona per garantire il suo benessere fisico e psicosociale. Questi bisogni vengono soddisfatti creando delle relazioni positive e di fiducia con la persona che abbiamo in cura, nonché con la sua famiglia e coloro che l’assistono (Feo & Conroy, 2017). I membri dell’International Learning Collaborative (ILC), una rete di ricercatori, educatori, clinici e leader infermieristici che si dedicano allo studio e alla trasformazione dell’erogazione delle Cure Fondamentali a livello globale, hanno creato un quadro concettuale sulle Fundamentals of Care (FoC) (Kitson et al., 2010, Schneider & Ruth-Sahd, 2015). Il FoC Framework (Figura 1) (Kitson et al., 2013, Feo et al., 2017) è un modello teorico che descrive la cura come un processo integrato in tre dimensioni:

  • Relazione infermiere–paziente (fiducia, empatia, comunicazione efficace).
  • Integrazione dei bisogni fisici, psicologici e relazionali.
  • Contesto di cura (ambiente, organizzazione, cultura).

Figura 1 – Versione italiana Fundamentals of Care Framework, provided by Bagnasco A. et al. https://ilccare.org/the-fundamentals-of-care-framework/.

Nonostante il suo valore, le Cure Fondamentali sono spesso trascurate nei sistemi sanitari. Secondo Feo e Kitson (2016) le Cure Fondamentali tendono a essere messe in secondo piano nei contesti sanitari acuti principalmente per questi motivi:

  • Invisibilità e svalutazione

Le Cure Fondamentali sono considerate attività semplici e di basso profilo tecnico, quindi poco riconosciute e raramente valorizzate nei sistemi di valutazione professionale. Spesso si può avere scarsa visibilità delle Cure Fondamentali nei sistemi documentali (cartelle cliniche elettroniche o, talvolta ancora cartacee, progettate con logiche mediche e non infermieristiche) e scarsità di ricerche che dimostrino l’efficacia, l’efficienza o l’impatto economico delle Cure Fondamentali.

  • Dominanza del modello biomedico

L’assistenza ospedaliera è fortemente orientata alla tecnologia, alle procedure e alla diagnosi, con conseguente marginalizzazione delle dimensioni relazionali e psicosociali della cura.

  • Cultura organizzativa e modelli manageriali

L’enfasi sull’efficienza, la produttività e la standardizzazione spinge a privilegiare attività misurabili e rapide, riducendo lo spazio per l’erogazione di Cure Fondamentali personalizzate.

  • Mancanza di linguaggio condiviso

Scarso utilizzo di strumenti di pianificazione, valutazione di esiti e rischi assistenziali, talvolta disomogeneo nello stesso dipartimento o area omogenea, che non consente di oggettivare la soddisfazione dei bisogni fondamentali e gli esiti assistenziali dei pazienti.

La dichiarazione internazionale di posizionamento elaborata dall ILC durante l’incontro di Aalborg (Danimarca, 2019), ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione della comunità scientifica, dei professionisti sanitari e dei decisori politici sull’importanza delle Cure Fondamentali come essenziali per la sicurezza, la qualità e la dignità del paziente. Gli autori ritengono che i professionisti debbano impegnarsi attivamente nella presentazione delle Cure Fondamentali come la soluzione all’attuale inadeguatezza delle prestazioni di assistenza (Kitson & Carr et al., 2019). Tale situazione è un problema sistemico e complesso che richiede un ripensamento radicale del modo in cui viene concepita e gestita l’assistenza. Le cinque indicazioni per effettuare una profonda trasformazione delle Cure Fondamentali nell’ambito della ricerca, della formazione, delle politiche e della pratica sono:

  1. Valorizzatele: le Cure Fondamentali devono essere i fondamenti di ogni attività, sistema o struttura che si occupi della cura.
  2. Esprimetele: le Cure Fondamentali devono essere espresse in modo inequivocabile in ogni attività, sistema o struttura che si occupi della cura.
  3. Attuatele: le Cure Fondamentali devono essere attuate concretamente e valutate in ogni attività, sistema o struttura che si occupi della cura.
  4. Riconoscetele: come proprie. Ogni individuo che presta le cure lavora in un sistema dove è responsabile delle cure o lavora in una struttura il cui obiettivo è prestare le cure e che deve riconoscere come “proprie” le Cure Fondamentali.
  5. Fatele oggetto di ricerca: le Cure Fondamentali devono essere oggetto di ricerche esaurienti di alta qualità per fornire le prove necessarie su cui basare la pratica assistenziale e definire il modello dei sistemi sanitari e gli indirizzi dei corsi di formazione.

Il documento invita a un cambiamento sistemico, basato su cultura assistenziale centrata sulla persona e sulla relazione; con una collaborazione interprofessionale e partecipazione dei pazienti e leadership infermieristica forte e visibile. Perché il modello concettuale delle Cure Fondamentali si traduca in pratica, non basta la semplice conoscenza teorica, ma serve un processo di interiorizzazione professionale, cioè l’acquisizione profonda e stabile dei valori, dei principi e dei comportamenti coerenti con le Cure Fondamentali, riconoscendo al tempo stesso la conoscenza clinica come parte integrante e complementare dell’assistenza infermieristica  (Sharp & McAllister et al., 2015).

OBIETTIVI DEL PERCORSO
Descrivere il percorso di formazione degli infermieri e dei fisioterapisti, utilizzato per l’implementazione del modello concettuale delle “Cure Fondamentali”, presso il contesto di Area Medica dell’AO Mauriziano di Torino.

CONTESTUALIZZAZIONE DELL’ESPERIENZA
La Direzione delle professioni sanitarie (Di.P.Sa.) dell’Azienda Ospedaliera Mauriziano di Torino ha avviato nel 2022, in sinergia con l’Università degli studi di Genova, un programma di integrazione del framework “Fundamentals Of Care” nella pratica assistenziale (Nursing FOC) (Costamagna et al., 2024, Bagnasco et al., 2025). Il cambiamento è perseguito dalla Direzione Di.P.Sa. con il sostegno della Direzione strategica e utilizza la Formazione come leva strategica per il sostegno ai professionisti e alla declinazione delle decisioni assunte nelle realtà operative.
Al fine di avviare tale cambiamento, i Responsabili della formazione, in sinergia con la Direzione Di.P.Sa., hanno utilizzato metodologie formative smart e estremamente flessibili, progressive, che hanno consentito  dapprima di apprendere la cultura e il modello concettuale basato sul framework delle Cure Fondamentali. La strategia ha adottato un approccio bottom-up per valutare i bisogni formativi e informativi dei professionisti coinvolti, le necessità tecnologiche a supporto dell’assistenza e del comfort dei pazienti e per definire e applicare modelli organizzativi e assistenziali innovativi, incluso skill-mix, turni da 12 ore e intentional rounding (Costamagna & Rizzo et al., 2024).
Nella fase iniziale sono stati coinvolti nell’esperienza due reparti di medicina interna e due di chirurgia specialistica. La Di.P.Sa. con il supporto del “gruppo strategico” (Direttore Di.P.Sa, Responsabili assistenziali di dipartimento, Responsabile del Settore Formazione, Responsabile fisioterapista, Statistico sanitario e Facilitatori di area medica e chirurgica) ha promosso l’adozione del modello delle FoC nella pratica quotidiana attraverso la formazione on the job per sostenere i colleghi infermieri nel tradurre i principi teorici in comportamenti assistenziali oggettivabili. In ognuno di questi reparti sono stati individuati come facilitatori i coordinatori, due infermieri e un fisioterapista.
Un’analisi di contesto preliminare ha consentito al Direttore del Di.P.Sa di integrare tecnologie e interventi volti a migliorare la soddisfazione dei bisogni e la sicurezza delle cure dei pazienti, attraverso l’introduzione di ausili appropriati per la mobilizzazione a letto e in movimento (come sedie a rotelle e cuscini posturali) e la promozione di azioni orientate all’umanizzazione dell’assistenza, quali il potenziamento delle aree verdi e dei giardini, la valorizzazione della presenza di familiari e volontari e la creazione di ambienti di cura più accoglienti e colorati.
Inoltre il sistema documentale era meritorio di alcune integrazioni, in quanto tracciava solo alcuni aspetti dell’assistenza in particolare sui bisogni fisici.
Nel contesto specifico dell’area medica sono stati condotti alcuni focus group, coinvolgendo tutti gli infermieri e gruppi di pazienti e loro familiari. Attraverso i focus sono stati identificati i bisogni fondamentali maggiormente espressi nonché le modalità di gestione e soddisfacimento degli stessi. L’analisi dei focus ha fatto emergere la necessità di dare risposte, sulla base di buone pratiche, a bisogni quali alimentazione, mobilizzazione, eliminazione e comunicazione nell’equipe, con il paziente e la famiglia (Costamagna & Rizzo et al., 2024).
Le principali criticità riguardavano:

  • Alimentazione, gestione delegata al personale di supporto, scarsa osservazione diretta da parte dell’infermiere, limitata valutazione dell’ingesta.
  • Mobilizzazione, attività spesso subordinata al medico o al fisioterapista, poca autonomia infermieristica e carenza di ausili.
  • Eliminazione, bisogno riconosciuto ma non soddisfatto secondo necessità, frequente uso di presidi assorbenti e scarsa valutazione degli esiti.
  • Comunicazione, mancano strumenti condivisi e standardizzazione; informazioni frammentarie tra operatori, pazienti e caregiver.

Considerazioni etiche
La realizzazione del programma di formazione ha riguardato esclusivamente infermieri e fisioterapisti, la cui partecipazione rientra nella gestione di routine di attività formative. Pertanto non è stato necessario richiedere l’approvazione del Comitato Etico.

RISULTATI
La progettazione della formazione ha seguito un flusso dinamico per mettere insieme le esigenze della Di.P.Sa., dei professionisti e dell’organizzazione. Essa è stata suddivisa in fasi progressive, dove la precedente aveva sempre un legame di propedeuticità con la successiva. Tutte le fasi e le loro modulazioni sono state attuate di comune accordo tra committenza, referenti dell’università di Genova e referente della formazione.

Fase 1: seminario di apertura
Un seminario iniziale ha avuto la finalità di introdurre e approfondire i principi concettuali e i riferimenti teorici del FoC Framework. I contenuti formativi includevano:

  • La teoria del modello concettuale delle Cure Fondamentali.
  • L’analisi dei bisogni fondamentali della persona assistita.
  • La riflessione sulle cure mancate (missed nursing care) nei vari setting coinvolti.

In questa fase sono stati coinvolti il gruppo strategico aziendale e i facilitatori dei reparti e altri infermieri membri delle equipe e le altre professioni sanitarie a supporto del progetto.

Fase 2: formazione on the job
Una formazione sul campo (50 crediti ECM) ha visto come partecipanti tutti gli infermieri e fisioterapisti dei reparti coinvolti nel programma Nursing FOC con l’obiettivo di sostenere la crescita professionale attraverso un costante confronto tra professionisti.

Fase 2a: costruzione di consapevolezza teorica
In questa fase sono stati forniti ai professionisti i riferimenti scientifici sulla teoria delle Cure Fondamentali, al fine di favorire la consapevolezza teorico-professionale e approfondire i campi di interesse. La lettura individuale/o a gruppi degli articoli scientifici non è stata ovviamente fine a sé stessa. I due infermieri facilitatori del gruppo strategico e i referenti per il dipartimento medico hanno programmato molteplici incontri di restituzione e riflessione condivisa, finalizzati a consolidare l’apprendimento e a favorire l’internalizzazione del modello nella pratica assistenziale. La formazione si è rivelata determinante per la costruzione della consapevolezza teorica e ha consentito agli infermieri di riconoscere il valore scientifico delle Cure Fondamentali, superando la visione riduttiva di “cura di base” intesa come mera attività esecutiva. Inoltre, ha favorito una rivalutazione epistemologica della cura come atto complesso, relazionale e determinante per gli esiti clinici, promuovendo una maggiore integrazione tra teoria e pratica assistenziale, permettendo un’ampia riflessione sulla professionalizzazione e sul decision making infermieristico, sul modello assistenziale innovativo, andando a contrastare in maniera propositiva e costruttiva l’idea di demansionamento a esso legata (Palese & Mattiussi et al., 2019).

Fase 2b: sviluppo di competenze riflessive
A seguito della lettura, socializzazione e dibattito sugli studi scientifici condivisi nella fase precedente, gli stessi professionisti sempre a piccoli gruppi, hanno effettuato la discussione di casi clinici reali. La formazione sul campo aveva l’obiettivo di promuovere la riflessione critica sull’esperienza assistenziale e sul fenomeno delle cure mancate (Catania & Bagnasco et al., 2022), facilitando il passaggio da un approccio tecnico-esecutivo (“fare”) a un approccio riflessivo-relazionale (“pensare e collegare” – thinking & linking), utilizzando il ragionamento clinico secondo il Processo Pratico delle Cure Fondamentali (FOC-PP) (Rey, et al., 2020, Bagnasco et al., 2024). Questo approccio ha permesso agli infermieri di integrare valutazione, pianificazione e riflessione critica, consolidando la capacità di tradurre la teoria in pratica assistenziale e di fornire cure più strutturate, personalizzate e centrali sulla persona (figura 2) (Bagnasco & Catania et al., 2024).

Figura 2 – Versione italiana del Processo Pratico delle FoC, provided by Bagnasco A. et al.

La tabella 1 descrive in dettaglio le cinque fasi del processo pratico, con particolare attenzione al processo di ragionamento critico e al processo relazionale e pedagogico (Bagnasco & Catania et al., 2024). Questi esempi mostrano come il quadro concettuale delle FOC possa essere applicato nella pratica infermieristica attraverso il processo pratico che con le sue fasi consente agli infermieri di avere un approccio clinico completo incentrato sulla relazione con la persona e la famiglia (Rey & Voyer et al., 2020).

Tabella 1 – Le cinque fasi del processo pratico.

Processo Pratico delle Cure Fondamentali FoC-PP
Fase Descrizione e funzione
Fase 1 Osservazioni e riflessioni 1a. Idee iniziali / primi pensieri / intuizioni È il punto di partenza del ragionamento clinico. L’infermiere (o lo studente) riconosce le proprie percezioni, opinioni sui bisogni del paziente. Queste intuizioni orientano l’attenzione iniziale, ma devono essere poi verificate. Nella prospettiva educativa, è il momento in cui il supervisore aiuta a rendere esplicite le idee implicite.

 

1b. Raccolta di fatti / informazioni esplicite Si raccolgono dati oggettivi e osservabili: segni vitali, comportamenti, comunicazione, ambiente, cartella clinica, anamnesi, osservazioni del team o della famiglia. È la fase della documentazione e dell’osservazione sistematica. Serve a integrare e, se necessario, a correggere le intuizioni iniziali.

 

1c. Conoscenza tacita / esperienza / sapere implicito Si mobilita l’esperienza professionale o personale maturata in contesti simili. Questa conoscenza “pratica” permette di riconoscere pattern ricorrenti e di interpretare in modo più sensibile i dati raccolti. Nel percorso formativo, il supervisore valorizza e allo stesso tempo guida la riflessione critica su tali saperi.
Fase 2 Elaborazione di un’ipotesi di lavoro Dalle informazioni e riflessioni raccolte, si formula una o più ipotesi sui bisogni del paziente e sulle possibili risposte di cura. L’infermiere stabilisce i bisogni prioritari del paziente considerando anche le risorse e il contesto organizzativo.
Fase 3 Integrazione del framework FOC L’utilizzo del framework in questa fase ha lo scopo di facilitare l’instaurarsi di una relazione di fiducia con il paziente considerando tutti i suoi bisogni compresi quelli psicosociali valutando anche il contesto di cura.
Fase 4 Considerazione teorica / riferimenti concettuali È il momento della riflessione critica: l’infermiere collega la situazione a teorie infermieristiche, modelli di cura o evidenze scientifiche. La teoria diventa strumento per comprendere e spiegare i fenomeni osservati, e per orientare la scelta degli interventi in modo critico.
Fase 5. Ragionamento clinico 5a. Piano di assistenza È la fase decisionale: si comparano le alternative, si ponderano i rischi e i benefici, e si sceglie il piano di assistenza più appropriato. Si tratta di un momento di sintesi che integra osservazioni, ipotesi, evidenze e framework.
5b. Obiettivi / interventi Gli obiettivi vengono tradotti in interventi concreti: interventi assistenziali condivisi con il paziente e la famiglia e in coordinamento con l’équipe. Il fine è rispondere in modo integrato ai bisogni fisici, psicologici e relazionali della persona.
5c. Valutazione / feedback / revisione Dopo l’intervento, si analizzano i risultati: reazioni del paziente e della famiglia, outcome clinici/assistenziali, cambiamenti osservati, efficacia e limiti. Il processo si chiude (e si riapre) qui, perché la valutazione alimenta nuove intuizioni e il ciclo ricomincia.

 

Fase 2c: documentazione dell’assistenza infermieristica
Al fine di favorire il ragionamento clinico e la presa di decisione basata sul modello delle Cure Fondamentali nel nostro sistema documentale sono stati sviluppati e implementati strumenti specifici:

  • Accertamento secondo il Framework delle Cure Fondamentali, finalizzato a identificare in modo sistematico i bisogni fondamentali compromessi del paziente.
  • Pianificazione degli interventi assistenziali nella cartella informatizzata, con la definizione di obiettivi personalizzati e misurabili secondo il criterio SMART (Specifici, Misurabili, Attuabili, Realistici, Temporizzati), correlati ai bisogni individuati.

Successivamente, è stata introdotta sempre a livello documentale la metodologia SBAR (Situation – Background – Assessment – Recommendation) per garantire un passaggio delle informazioni uniforme e standardizzato tra i professionisti. L’adozione di questo strumento ha permesso di supportare l’integrazione tra accertamento, pianificazione e valutazione delle Cure Fondamentali; favorire una continuità assistenziale coerente con gli obiettivi personalizzati definiti nella cartella informatizzata. L’uso sistematico della SBAR, combinato con il Framework delle Cure Fondamentali, ha contribuito a consolidare un approccio riflessivo-relazionale, migliorando la sicurezza del paziente, la tracciabilità dei percorsi assistenziali e la qualità percepita dell’assistenza (Mesaglio & Vesca et al., 2019).

Fase 2d: supervisione formativa e tutoring
Tra le strategie di supervisione formativa, è stata utilizzata la metodologia del debriefing strutturato attraverso lo strumento SWOT, finalizzata a favorire la riflessione critica sull’esperienza di implementazione del modello concettuale. Il tutoring ha facilitato l’individuazione e l’analisi dei punti di forza e delle criticità emerse nella compilazione della documentazione (Sist & Dammiano et al., 2022). La discussione si è concentrata in particolare sulla corretta formulazione degli obiettivi e delle valutazioni, nonché sulla chiarezza e completezza delle sezioni “Situazione” e “Raccomandazione” della SBAR, strumenti fondamentali per una comunicazione efficace e sicura tra professionisti.

Fase 3: seminario di chiusura
Un seminario di chiusura ha avuto l’obiettivo di condividere le esperienze professionali, armonizzare cultura e modalità operative, condividere difficoltà ma soprattutto opportunità di ulteriore sviluppo dopo l’implementazione del modello. I coordinatori e i facilitatori hanno presentato le loro esperienze e quelle dei colleghi. Il valore del progetto, in termini di miglioramento dell’assistenza ai pazienti e di sviluppo professionale per gli infermieri, è stato al centro di una tavola rotonda che ha coinvolto il Direttore della Programmazione sanitaria della Regione Piemonte, i Direttori, Generale, Di.P.Sa. e del Dipartimento medico dell’AO Mauriziano, il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e i due professori universitari dei corsi di Laurea in Scienze Infermieristiche. Questo dibattito ha dato valore e con buona probabilità ha contribuito a rafforzare l’identità professionale infermieristica e a costruire un linguaggio e una visione condivisa intorno alle Cure Fondamentali (Kaldal & Laugesen et al., 2025).

CONCLUSIONI
La formazione ha contribuito, in un sistema complesso, a sostenere le scelte della Direzione Di.P.Sa. e strategica, nell’implementare il modello delle Cure Fondamentali in alcuni servizi del nostro ospedale. Tale approccio ha permesso di diffondere una nuova cultura professionale, centrata sul paziente e sulla famiglia, piuttosto che sulle attività da svolgere. Essa ha consentito di sviluppare un linguaggio e l’utilizzo di strumenti di valutazione assistenziale standard, di formulare piani assistenziali, elementi tutti imprescindibili per una comunicazione efficace e per garantire la governance e la continuità assistenziale del percorso di cura.
La formazione ha contribuito a rafforzare la consapevolezza dell’identità professionale, promuovendo un maggiore senso di responsabilità e autonomia nella gestione delle Cure Fondamentali. Inoltre, ha sostenuto il cambiamento culturale e organizzativo. In particolare, l’integrazione del modello di pensiero critico riflessivo (FOC-PP) nel percorso formativo ha favorito l’interiorizzazione del modello concettuale delle Cure Fondamentali, risultando particolarmente efficace nella pratica esperta, dove la sfida non è “imparare cosa fare”, ma mantenere la qualità e la consapevolezza delle decisioni prese ogni giorno.
Il debriefing strutturato ha consentito, in un’ottica bottom-up, di individuare punti di forza e di debolezza, aree di miglioramento legate all’implementazione del modello nella pratica infermieristica e ambiti che necessitano un ulteriore rinforzo formativo.
Il limite dell’esperienza condotta è rappresentato dal coinvolgimento di un unico ospedale includendo tutti gli infermieri di alcuni reparti. Il programma Nursing FOC necessita e ne prevede l’implementazione a tutti gli altri servizi assistenziali infermieristici aziendali.
Ora si rende necessario consolidare il cambiamento, definendo delle azioni chiare e concrete per stabilizzare il programma di mantenimento e misurare gli effetti del progetto aziendale sulle Cure Fondamentali. La costruzione di una cultura condivisa su questo modello concettuale è stata promossa attraverso la formazione di gruppi multidisciplinari ed eterogenei, con l’obiettivo di favorire il dialogo interprofessionale e la diffusione di un linguaggio comune centrato sulle Cure Fondamentali.

Conflitto di interessi
Si dichiara l’assenza di conflitto di interessi. Tutti gli autori dichiarano di aver contribuito alla realizzazione del manoscritto e ne approvano la pubblicazione.

Finanziamenti
Gli autori dichiarano di non avere avuto alcuna forma di finanziamento.

Ringraziamenti
Un sentito ringraziamento ai professionisti dei reparti di Area Medica e alle Direzioni dell’Azienda Ospedaliera Mauriziano di Torino per il supporto, la collaborazione e la disponibilità dimostrata durante tutte le fasi del percorso di formazione.

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Bibliografia

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