L’amore per la vita in un sorriso, condividere per non dimenticare


Trieste, 19 marzo 2020
Mi chiamo Matteo, ho 36 anni e sono infermiere presso l’Ospedale di Cattinara a Trieste, dove ho lavorato prima per molto tempo in Medicina d’Urgenza e ora mi ritrovo in Chirurgia Vascolare.
Nel corso di questi anni ho sempre cercato di svolgere la mia professione con amore, passione e determinazione, seppur sbagliando molte volte; infatti non mi reputo assolutamente una persona perfetta e come tutti ho i miei pregi e difetti. Per quanto possibile ho sempre agito nel buon senso e cercato di applicare le mie competenze in maniera adeguata per la salvaguardia e cura del prossimo.
Adesso però la situazione è cambiata: da circa una decina di giorni siamo stati tutti travolti da uno Tsunami a ciel sereno senza che ci fosse stata data la possibilità di scegliere e di capire cosa stava succedendo. Se me lo avessero raccontato prima non ci avrei mai creduto! Da quando incombe nel Mondo questo nemico invisibile che provoca tanta sofferenza e morte, ho come l’impressione di essere dentro il film “Virus letale” del ’95 con Dustin Hoffmann: la trama è una storia molto similare alla situazione che stiamo vivendo ora; sembra veramente che la finzione cinematografica sia diventata realtà!
Ogni giorno quando mi sveglio ringrazio di essere vivo, di stare bene e di avere la forza per combattere in questa dura lotta. Nel mio reparto al momento non abbiamo ancora avuto (per fortuna) casi di pazienti infetti dal virus, ma il clima che vige all’interno non è dei migliori. Tutti cerchiamo di resistere, facciamo rispettare il più possibile le norme di prevenzione dal contagio e cerchiamo di sorridere verso chi ha bisogno di aiuto, nonostante al momento i nostri sorrisi siano nascosti dalle mascherine di protezione… ma è veramente difficile!
Devo dire che i miei pazienti “vascolari” sono bravi: sono consapevoli del problema e ci supportiamo a vicenda, parliamo moltissimo e dove possibile cerchiamo anche di sdrammatizzare. Sono giunto alla conclusione con qualcuno di loro che forse in questo periodo è meglio essere ricoverati in Ospedale e non stare al di fuori, anche se può sembrare assurdo; infatti quando esco dal lavoro la città è spenta, “ovattata” in questa realtà folle senza vedere un epilogo.
Ritorno a casa e devo affrontare tutto questo DA SOLO fisicamente senza poter vedere mia madre, i miei amici, chi ha bisogno di me e non posso stargli vicino perché ho paura che lavorando nell’ambito ospedaliero potrei accidentalmente contagiarli e purtroppo ci sono le norme restrittive imposte dal Governo da rispettare.
Un altro problema che mi fa soffrire, per me che sono sempre stato un “coccolone”, è non poter abbracciare e baciare nessuno; può sembrare banale ma per me è una carenza affettiva molto importante!
I pensieri che mi vengono in mente in questi giorni sono domande alle quali nessuno al momento può rispondere: sono già venuto a contatto senza saperlo con il nemico e l’ho sconfitto? Se invece non è accaduto, quando capiterà chi avrà la meglio tra i due alla fine del duello? Quanto ci vorrà ancora perché finisca tutto questo affinché possiamo riprendere le nostre vite in mano e andare avanti?
Mentre rifletto su tutte queste cose, a volte vengo assalito dalla paura e dallo sconforto, molte lacrime scendono dai miei occhi. Poi però cerco di farmi coraggio per me e per i miei “vecchietti”; penso che non abbracciare nessuno è il più grande gesto d’amore che in questo momento possiamo compiere per noi stessi e per gli altri. Non posso non devo arrendermi, altrimenti è finita!

Rifletto sempre sugli insegnamenti (fin da quando ero uno studente di scienze infermieristiche) dei miei amici clown-dottori, che fanno parte della “Compagnia dell’arpa a dieci corde” qui a Trieste: le risate e il buon umore (aiutati dalla complicità del nasone rosso da clown) sono terapeutici più dei farmaci e rinforzano il nostro sistema immunitario. Comprendo che in questo momento può essere difficile sentirsi allegri: c’è che come me si ritrova da solo, chi ha perso il proprio lavoro, chi si ritrova ad accudire i propri figli perché non possono andare a scuola e chi ha perso i propri cari a causa di questa “piaga”; in collettività siamo tutti a casa agli “arresti domiciliari” ad attendere non si sa quando la fine di questo incubo.
Per quanto possa essere arduo non smettiamo mai di ridere, non permettiamo al Coronavirus di privarci delle nostre vite visto che ci ha già privato della nostra libertà, soltanto così saremo forti per sconfiggerlo una volta per tutte e torneremo ad abbracciarci e baciarci più di prima.
Finché c’è l’amore per la vita, che si esprime anche attraverso un semplice sorriso, c’é la speranza… non lo dimentichiamo mai!
Un mondo di sorrisi, baci e abbracci “virtuali” a tutti!

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